10 dicembre 2019
Aggiornato 09:00
Eventi

Tutta la potenza dell'arte messicana in mostra a Trieste

Per tutta la primavera e l'estate la città ospita numerosi eventi che celebrano l'arte contemporanea messicana, in occasione del 140esimo anniversario dall’apertura delle prime relazioni diplomatiche tra i due Paesi

TRIESTE - Trieste parla messicano, almeno per un po'. Per tutta la primavera e l'estate la città accoglie l'arte contemporanea messicana, con una mostra e una serie di eventi collaterali che fanno parte del progetto internazionale MEX PRO, nato proprio con l'obiettivo di celebrare il rapporto tra l’Italia e il Messico in occasione del 140esimo anniversario dall’apertura delle prime relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Due gli eventi principali: la mostra «CIRCA 2000» e l’installazione «2.501 MIGRANTES» dell’artista Alejandro Santiago. Con 87 artisti messicani provenienti dalla collezione Josè Pinto Mazal, «CIRCA 2000», ospitata nelle sale delle Scuderie del Castello di Miramare, dà di fatto seguito alla grande mostra di artisti del Gruppo78 tenutasi da gennaio a settembre 2013 in Messico, prima a Oaxaca negli spazi La Telarana e La Calera, poi a Torreon presso il Museo Arocena.

Costruita con la passione, il rigore e la conoscenza di un visionario dell’arte contemporanea, la collezione «CIRCA 2000» di Mazal si compone di opere realizzate tra il 1980 e il 2013 di artisti messicani e stranieri che hanno incontrato in Messico un luogo idoneo alla loro produzione. Appaiono tutti i generi consacrati, dal paesaggio al ritratto al nudo, al realismo sociale alla tendenza primitiva, a tematiche sacre come il citazionismo arcaico e surreale, generi e modalità molto spesso tra loro sovrapposti ed intrecciati, secondo un corposo paradigma messicano che tende di preferenza al racconto complesso, prediligendo in ogni caso una intensa, debordante figuratività.

«2501 MIGRANTES» dell’artista prematuramente scomparso Alejandro Santiago evoca invece il dramma eterno della migrazione dei popoli e di cui lo stesso artista si sentiva di far parte. Un popolo di 2501 statue di terracotta, da 120 a 180 centimetri, si stanzierà in piazza dell’Unità d’Italia, internazionalmente nota come la più ampia e magnifica piazza europea con affaccio sul mare. Tema tristemente attuale, universale, problematico, che si porta dietro l'urgenza di affrontarlo e allo stesso tempo l'incapacità o lo scarsa volontà di risolverlo.

I 2.501 MIGRANTES hanno un pregresso storico e una motivazione che s'innesta nella personale esperienza dell'artista. Migrante lui stesso (quell'uno aggiunto ai 2.500 lo rappresenta), ritornando al suo piccolo paese d'origine arroccato sulle montagne, lo trova spogliato di vita umana: la piccola comunità che conosceva non c'è più, 2.500 assenze. Sono rimaste solo le donne, i bambini, i vecchi. Ed ecco che da questo vuoto incolmabile dovuto all'emigrazione massiccia negli U.S.A. nasce nell'artista il bisogno prorompente di dare peso e forma a queste presenze costrette a sradicarsi dal loro luogo d'origine.

Arte messicana

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