16 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Gusti di Frontiera, altra edizione da record

Si è chiusa ieri la manifestazione enogastronomica goriziana, dopo quattro giorni. Romoli: «Successo, senza snaturare manifestazione». Confronto sull’industria agroalimentare con Shaurli.
Via Rastello brulicante di gente sabato sera
Via Rastello brulicante di gente sabato sera ()

GORIZIA - Si è conclusa ieri la dodicesima edizione di Gusti di Frontiera, la manifestazione enogastronomica capace di portare, anche quest’anno, centinaia di migliaia di persone tra le vie e le strade del centro di Gorizia, per quattro giorni trasformato in un mappamondo colorato e profumato, con 350 stand in rappresentanza di oltre trenta nazioni. In attesa dei dati ufficiali, è evidente l’incremento del numero complessivo dei visitatori, cresciuti significativamente rispetto all’anno passato. Ha riscosso buon successo di pubblico il variegato cartellone di iniziative del Salotto del Gusto, tra le grandi novità dell’edizione che va concludendosi: naturalmente, fari puntati su Carlo Cracco e Benedetta Parodi, la cui presenza ha mobilitato giovedì e venerdì migliaia di persone, arrivate in piazza Sant’Antonio per un autografo o un selfie con i due divi del piccolo schermo. Ma anche i panel dedicati alle eccellenze locali, con i produttori vitivinicoli e i ristoratori del Goriziano, hanno suscitato curiosità, così come particolare interesse hanno innescato i dibattiti animati da produttori di caratura internazionale, come Bortolo Nardini, Maculan, Jolanda de Colò e Zidarich, nonché il dialogo che domenica mattina ha radunato in piazza Sant’Antonio l’assessore regionale alle Risorse agricole, Cristiano Shaurli, Cesare Baldighi, presidente del Consorzio Grana Padano e Antonio Baldighi, dg di LatteBusche e il presidente del Consorzio Montasio.

Folla già dal venerdì...

Folla già dal venerdì... (© )

Romoli: «Successo, senza snaturare manifestazione»
Naturalmente soddisfatto il sindaco Ettore Romoli: «Puntavamo al salto di qualità e, effettivamente, possiamo dire di averlo centrato - commenta il premio cittadino -. Al di là del dato numerico, c’è la soddisfazione di aver visto per quattro giorni, ancora una volta, la città animata da decine di migliaia di persone, arrivate in centro da tutto il Triveneto e dall’estero appositamente per partecipare a Gusti di Frontiera. Siamo molto soddisfatti anche dell’esperienza del Salotto del Gusto, che possiamo considerare come una sfida vinta: il format, certamente perfettibile, ha riscontrato il gradimento del pubblico, soprattutto per gli appuntamenti con Cracco e Parodi. Siamo riusciti nell’intento di elevare, anche culturalmente, la manifestazione, senza snaturare la sua dimensione: come sottolineato anche dal vicepresidente della Regione Bolzonello, Gusti di Frontiera si sta affermando come festival enogastronomico di rilevanza regionale ed extraregionale. E di questo come amministrazione e come città, dobbiamo essere orgogliosi».

Il presidente sloveno Pahor in visita allo stand di Tina Maze

Il presidente sloveno Pahor in visita allo stand di Tina Maze (© )

La logistica
Ha funzionato anche il piano della logistica, che quest’anno ha potuto contare oltre ottocento corse dei bus navetta gratuiti messi a disposizione dall’Azienda Provinciale Trasporti e sui 42 treni speciali (erano due lo scorso anno), presi d’assalto dai visitatori in arrivo da Udine, Trieste e Monfalcone. L’afflusso di visitatori è stato talmente massiccio sin dalla mattinata da spingere Apt ad aumentare le corse da e per il parcheggio dell’autoporto, con una quarta navetta in servizio rispetto alle tre previste. Nella serata di sabato, code si sono registrate in entrata sia da Udine che da Trieste, con i parcheggi scambiatori sold-out in serata, così come all’ora di pranzo di oggi. Disagi in ogni caso contenuti.

Bontà greche...

Bontà greche... (© )

Tutto esaurito
Il sabato, ancora una volta, è stato davvero da record: la diversa collocazione degli stand ha consentito di decongestionare le strade più frequentate, rendendo innegabilmente più piacevole le passeggiate pomeridiana e serale tra i padiglioni. Nonostante questo, pochi centimetri quadrati a disposizione in via Roma, tra il Borgo Balcani e il Borgo Centro Europa, così come in via Petrarca, strada di raccordo tra Francia e Austria, autentici must della manifestazione. Un successo incontestabile è quello del Borgo Le Nuove Vie, che ha rianimato via Rastello con l’apertura di locali e negozi sfitti da anni, occupati per quattro giorni da ristorantini e trattorie da Slovenia e Repubblica Ceca. Già sabato, moltissimi stand avevano terminato le scorte: in Borgo Americhe esauriti gli hamburger, in Borgo Austria c’era penuria di wurstel e salsicce, mentre in Borgo Alto Adriatico la cooperativa pescatori di Grado ha ultimato a tempo di record i prelibati fasolari.

... e bellezze brasiliane

... e bellezze brasiliane (© )

Stand e visitatori da tutto il mondo
Parecchi i curiosi che si sono lasciati tentare dal Borgo Oriente, che in via Boccaccio ha proposto delizie thailandesi, ottimo sushi, ma pure cocktail e show con intaglio di frutta e verdura. Sono piaciute anche le novità del Borgo Britannia, ancor più ricco rispetto agli anni passati, e del Borgo Americhe, ormai insediato stabilmente in via Cadorna. Oltre agli espositori, anche i visitatori sono arrivati pure da location esotiche: come e più di ogni anno, moltissime le presenze da Slovenia (spinte anche dalla partecipazione della pluricampionessa Tina Maze, in piazza Sant’Antonio con la sua Team to amaze House), Austria, dal Veneto e dall’Emilia Romagna; ma c’è chi ha raggiunto Gorizia appositamente per Gusti di Frontiera da Torino, da Brescia, da Arezzo e Pistoia, da Roma, e pure chi ha messo in calendario una visita in città appositamente in concomitanza con la manifestazione, come una famiglia arrivata mercoledì da Washington D.C.

Il taglio del nastro con Tina Maze e Benedetta Parodi

Il taglio del nastro con Tina Maze e Benedetta Parodi (© )

Confronto sull’industria agroalimentare con Shaurli
«La produzione lattiero casearia del Friuli Venezia Giulia non può competere con i grandi numeri, ma può mirare a collocazioni di mercato di fascia alta. L'amministrazione regionale accompagnerà questo processo, contribuendo alla promozione dei prodotti di qualità, che rendono riconoscibile e attrattivo un territorio, e alla infrastrutturazione delle filiere». Lo ha affermato l'assessore regionale alle Risorse agricole, Cristiano Shaurli, intervenendo al convegno sul tema "L'industria agroalimentare tra local e glocal", organizzato in piazza Sant'Antonio. Moderato dal giornalista di Affari&Finanza-la Repubblica Marco Panara, al convegno sono intervenuti Cesare Baldrighi, presidente Consorzio Grana Padano, Antonio Bortoli, direttore generale LatteBusche; Ariedo Bront e Loris Pevere, vicepresidente e direttore del Consorzio di tutela del formaggio Montasio. «Ci sono in Friuli Venezia Giulia esempi di eccellenza che hanno saputo fare massa critica affrontando i mercati internazionali con successo, come il settore del caffè, il prosciutto di San Daniele, parte del mondo produttivo vitivinicolo. Ma anche se c'è chi ci ricorda che l'Italia può raggiungere prossimamente il 30 per cento di esportazione lattiero casearia, mi chiedo se tutte le aziende potranno ottenere redditività solo con l'esportazione. Credo che non per tutte sarà possibile, ma sono certo che per certi comparti, penso ad esempio ai formaggi di malga, sarà possibile contare sull'orgoglio di essere produttori di eccellenza».
Baldrighi, Bortoli, Pevere e Bront hanno poi posto l'accento sulle difficoltà dovute dall'allentamento della domanda mondiale di latte, dovuta anche a un cambiamento delle abitudini di consumo, contrapposto a livelli buoni di produzione. La strada scelta in questo senso è stata nell'aumento delle esportazioni per il Consorzio Grana Padano e, per LatteBrusche, nella scelta di focalizzare la produzione sui marchi DOP - Piave, Asiago, Montasio e Grana – per una remunerazione protetta. Bront ha infine posto l'attenzione, per quanto riguarda il Consorzio Montasio, sull'unione di intenti, che sta alla base del buon funzionamento del Consorzio stesso: «Dobbiamo far sì che i produttori, tanto di latte, quanto di formaggi, rimangano sul territorio, che è la prima grande virtù del Montasio», ha detto Pevere.

Il premio speciale FriulAdria-Gusti di Frontiera a Carlo Cracco

Il premio speciale FriulAdria-Gusti di Frontiera a Carlo Cracco (© )

Tra tradizione e innovazione, con Vizzari gli «artigiani del gusto»
Presentati e moderati da Enzo Vizzari, direttore responsabile delle Guide de l’Espresso, quattro «artigiani del gusto» hanno discusso, all’interno del Salotto del Gusto di Piazza S.Antonio, del labile confine che divide tradizione e innovazione nella produzione di prodotti dall’indiscussa qualità.Antonio Guarda Nardini, direttore commerciale estero della Distilleria Bortolo Nardini, Fausto Maculan, titolare dell’Azienda Vinicola Maculan di Breganze, Bruno Pessot, amministratore delegato dell’industria agroalimentare Jolanda de Colò e Benjamin Zidarich, fondatore dell’Azienda Agricola Zidarich, hanno portato sul palco non solo la loro grande esperienza nel settore ma anche ottimi spunti di riflessione per quanto riguarda il futuro che, tanto l’agroalimentare quanto l’enogastronomia, dovranno essere in grado di prevedere ed affrontare mantenendo un equilibrio tra ciò che è e ciò che è stato.  Per chi, come Fausto Maculan e Benjamin Zidarich, produce vino, l’innovazione è una costante che dagli anni Ottanta, con l’apertura dei mercati internazionali, influenza ogni singola scelta di marketing fino addirittura ad eliminare peculiarità appartenenti alla tradizione perché semplicemente non più conformi con le nuove richieste.  Il mercato dei distillati e della grappa in particolare deve fare i conti con altri fattori non meno importanti come, ad esempio la poca conoscibilità del prodotto specialmente all’estero, «colpa», secondo Nardini, «di produttori incapaci di fare sistema-paese». L’obiettivo di aziende storiche come, appunto, la Bortolo Nardini, arrivata ormai alla settima generazione, è quello di rendere più accessibile la grappa sia con nuove strategie di produzione sia con attenzione alla commercializzazione del prodotto.  Per aumentare l’appeal della filiera agroalimentare all’estero è necessario operare ricerca, puntare su una globalizzazione di qualità partendo dal presupposto che «se una cosa è buona dall’altra parte del mondo, è buona anche in Italia» come sostiene Bruno Pessot. Infine, come ha affermato anche Enzo Vizzarri, «nessuno può più permettersi di mantenersi rigido sulla tradizione perché a domande diverse devono corrispondere scelte diverse, pena l’esclusione dai mercati».