20 agosto 2018
Aggiornato 07:00

La Regione spinge verso una portualità unica Fvg

Al 31 ottobre 2015, nel porto triestino le ‘unità di trasporto intermodale’ (contenitori+ semirimorchi) trasportate su ferrovia sono 175.234 contro le 172.465 dell'analogo periodo del 2014, con un incremento del 2,5%
Il porto di Trieste
Il porto di Trieste ()

TRIESTE - «Abbiamo bisogno del sostegno di tutti gli operatori per giungere a una portualità unica regionale che metta in connessione i vari scali, facendoli dialogare tra loro». Lo ha sottolineato a Trieste l'assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro, intervenendo al convegno ‘Orizzonti e sfide per il porto di Trieste’ organizzato dalla Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia.

«Trieste rappresenta il fulcro della portualità del Friuli Venezia Giulia, che richiede una sinergia molto forte fra i porti di Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro», ha proseguito Santoro, ricordando che «le iniziative in corso a Trieste sia per rendere pienamente efficiente la manovra ferroviaria, tramite l'unificazione della medesima in un unico soggetto, e il prossimo avvio dei lavori di potenziamento tecnologico di Campo Marzio (finanziato da fondi statali per un totale di 50 milioni di euro) rappresentano altrettanti tasselli di un disegno complessivo, in cui la Regione crede fermamente, di pieno sfruttamento delle enormi potenzialità dello scalo triestino e di definitiva affermazione di un suo ruolo centrale nell'ambito della portualità altoadriatica».

Al 31 ottobre 2015,  nel porto triestino le ‘unità di trasporto intermodale’ (contenitori+ semirimorchi) trasportate su ferrovia sono 175.234 contro le 172.465 dell'analogo periodo del 2014, con un incremento del 2,5%.
Il numero di treni, arrivati e/o partiti da Trieste è pari a 2.500 (con una proiezione di 3.000 treni a fine anno), con un trend di crescita del +3 per cento rispetto all'anno scorso. La crescita complessiva del ‘trasportato ferroviario’ si compone fondamentalmente di una forte crescita del trasporto combinato (ovvero dei semirimorchi imbarcati su rotaia e di provenienza pressoché totale turca) e di una tenuta, dopo la crisi del primo semestre, del trasporto intermodale.

Secondo l'assessore Santoro, «nella sostanza si può ragionevolmente sostenere che, anche grazie al determinante apporto della Regione per lo sviluppo dell'intermodalità, con investimenti per 3 milioni di euro nel 2015 e 6 milioni complessivi nel triennio 2016-2018, il porto di Trieste è stato messo nelle condizioni di garantire e sviluppare la rete dei propri collegamenti ferroviari intermodali che rappresenta un ‘caso di eccellenza"’ nell'ambito della portualità italiana e che valorizza appieno la vocazione internazionale dello scalo giuliano che, al 75 per cento, tratta merce che arriva dall'estero, in particolare Estremo e Medio Oriente, ed è destinata verso il Centro ed Est Europa».
In questo quadro, risulta fondamentale quindi la decisione del ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Mattm) sul Piano regolatore del Porto di Trieste, un piano che prevede la realizzazione di importanti opere quali il raddoppio del Molo VII e il nuovo Molo VIII, l'ampliamento dei Moli V e VI e il Terminal Ro-Ro. L'aumento di capacità, così come indicato dalle previsioni del Piano, potrebbe permettere di movimentare circa 2,5 milioni di teu/anno e di raggiungere i 30 traghetti/settimana rispetto agli attuali otto.