26 agosto 2019
Aggiornato 11:00
L'iniziativa

La Rosa di Gorizia sulla tavola dei ristoranti cittadini

Torna "La Rosa di Gorizia a tavola", organizzata dall'associazione che riunisce i ristoratori goriziani. E intanto il delizioso radicchio si candida a diventare il primo presidio Slow Food transfrontaliero

GORIZIA - Valorizzare la Rosa di Gorizia come bandiera dell’enogastronomia isontina. E’ uno degli obiettivi di «La Rosa di Gorizia a tavola», rassegna che tornerà ad animare i ristoranti cittadini all’insegna del più pregiato radicchio coltivato nei campi del Goriziano. L’iniziativa è stata presentata questa mattina dall’assessore agli eventi, Arianna Bellan, e dal presidente dell’associazione Gorizia a Tavola, Antonio Devetag.

Tra baccalà e sorbetti alla Rosa
Si parte giovedì 14 gennaio con la cena alla locanda Ristorante 101, che proporrà un menù a base di carpaccio di baccalà dissalato e Rosa di Gorizia, bavette mantecate alla veneziana con i go, semi di girasole e Rosa di Gorizia, piccolo frico morbido con gamberi tostati e Rosa e sorbetto non alcolico con zenzero fresco ed estratto di Rosa di Gorizia. Nel corso delle serate il giornalista e scrittore Roberto Covaz proporrà dei racconti ispirati a «La compagnia dei Benandanti» e calati alla realtà locale, ribattezzati «Verze e mais». Aderiscono all’iniziativa, che partirà giovedì prossimo alle 20 alla Locanda 101, la trattoria Turri, l’osteria Ca’ di Pieri, la trattoria Alla Luna, la Vecia Gorizia, You Sushi, Rosenbar, Primozic, Al Ponte del Calvario, Ai tre amici, Al Sabotino e Hendick’s. «E’ una rassegna che punta a valorizzare l’enogastronomia locale - ha evidenziato il presidente dell’associazione tra i ristoratori, Antonio Devetag -, attraverso un prodotto che sta riscontrando l’interesse del pubblico locale e nazionale: a questo bisogna puntare anche per avere ricadute dirette sul comparto turistico».

Presidio transfrontaliero
Intanto, la Rosa di Gorizia si candida a diventare il primo presidio Slow Food transfrontaliero. Già annoverato tra le eccellenze della gastronomia italiana tutelate dall’associazione fondata da Carlo Petrini, il radicchio goriziano sarà il primo prodotto certificato a crescere a cavallo di un confine. La novità è legata all’imminente modifica del disciplinare che individua le regole alle quali è necessario attenersi per coltivare la Rosa di Gorizia, che può essere seminata e raccolta soltanto in una specifica zona, che lambisce l’Isonzo e abbraccia l’area di Montesanto: a breve, come spiegato ieri da Michela Fabbro, referente isontina di Slow Food, il disciplinare includerà nelle aree riconosciute anche la zona di Salcano, appena oltre confine. «Ci sono già dei contatti avviati da tempo con agricoltori interessati a produrre la Rosa nel Goriziano sloveno - spiega Fabbro - e abbiamo già informato degli sviluppi anche Slow Food nazionale»