17 dicembre 2018
Aggiornato 05:30

‘Gli eroi son tutti giovani e belli’ inaugura a Miramare

Un percorso documentario di carattere fotografico che vuole confrontare l’iconografia ufficiale della Grande guerra con il senso di precarietà, distruzione e morte veicolato dalle immagini sfuggite alla censura e realizzate sui luoghi di battaglia
L'invito alla mostra
L'invito alla mostra (Università degli studi di Trieste)

TRIESTE - ‘Gli eroi son tutti giovani e belli. L’immagine del soldato fra retorica e realtà 1870-1935’ è questo bil titolo della mostra che sarà inaugurata il  4 marzo, alle 17, nella sala del Trono del Museo Storico del Castello di Miramare. Si tratta di una significativa esposizione curata dai docenti del dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Trieste, Massimo De Grassi e Paolo Quazzolo. La mostra rimarrà aperta fino al 29 marzo, per poi divenire itinerante in altre sedi regionali, in Slovenia e in Austria. 

Gli eroi son tutti giovani e belli
Si tratta di una mostra documentaria di carattere fotografico che si propone di confrontare l’iconografia ufficiale della Grande guerra con il senso di precarietà, distruzione e morte veicolato dalle immagini sfuggite alla censura e realizzate sui luoghi di battaglia. Gli eroi a confronto con la verità di ciò che accadeva alle masse, in una ricostruzione che prende le mosse dal periodo risorgimentale fino agli anni Trenta, con la glorificazione dei martiri del conflitto affidata agli innumerevoli monumenti ai caduti disseminati sul territorio nazionale. Dai periodici del tempo provengono le fotografie in posa realizzate ad hoc e affiancate agli schizzi di illustratori professionisti (per tutti: Achille Beltrame) chiamati a celebrare le gesta delle truppe, mentre scatti rubati nelle retrovie e provenienti da alcune raccolte museali regionali (Museo della Grande Guerra di Gorizia, Fondazione Carigo) testimoniano la crudezza delle condizioni di vita degli eserciti, senza discrimine di nazionalità. Le truppe italiane appaiono sempre e comunque vittoriose a confronto con le barbarie perpetrate dai nemici sia verso i propri simili sia verso i monumenti delle località coinvolte. La ristrettezza delle trincee, la precarietà delle barricate, l’inconsistenza degli armamenti sono il trait union tra questa visione oleografica e la terribile verità testimoniata da arti mutilati e cadaveri che si affiancano a creare un silenzioso tappeto di morte.