25 settembre 2018
Aggiornato 03:30

Ridotti i dazi da Bruxelles, salvi i posti di lavoro alla Sertubi

La buona notizia è arrivata nella giornata di venerdì ed è stata commentata dalla presidente Serracchiani e dall'europarlamentare De Monte
Lo stabilimento triestino della Sertubi
Lo stabilimento triestino della Sertubi (Regione Friuli Venezia Giulia)

TRIESTE - «La decisione della Commissione europea è il frutto di un lavoro di squadra che abbiamo portato avanti come Regione, in sinergia con la nostra europarlamentare Isabella De Monte, e che va incontro alle prospettive di sviluppo e occupazionali di un'azienda strategica del panorama industriale triestino».

Questo il commento della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, a seguito dell'eliminazione del dazio da parte di Bruxelles per i prodotti semilavorati e del dimezzamento, dal 31,2% al 14,1%, della stessa imposizione sul prodotto finito, nella fattispecie dei tubi ghisa, della Sertubi Jindal Saw Italia di Trieste. Un provvedimento che consentirà di mantenere gli attuali livelli occupazionali nello stabilimento triestino.
«Già nel corso del recente sopralluogo compiuto allo stabilimento - ha detto la presidente Serracchiani - avevamo avuto modo di confrontarci con i vertici dell'azienda e, nell'occasione, avevamo confermato l'entità e l'importanza del lavoro che stavamo facendo nelle sedi comunitarie per eliminare un dazio che rischiava di creare un grave danno all'occupazione e al comparto produttivo del territorio. Con soddisfazione, possiamo affermare che l'area produttiva triestina - ha concluso Serracchiani - può contare su un tassello fondamentale per un rilancio complessivo del sistema economico locale».

Della questione si era occupata anche l’europarlamentare del Pd Isabella De Monte.  «E’ un risultato soddisfacente e una buona notizia, soprattutto per i lavoratori, considerando che riduzioni così drastiche dei dazi, o addirittura la loro totale cancellazione, non sono affatto scontate. L’Ue tende infatti in linea generale a proteggere con tutti gli strumenti a sua disposizione le produzioni europee dalla concorrenza di Paesi terzi, come l’India o la Cina. Ma in questo caso – continua – come ribadito chiaramente anche nella mia interrogazione, siamo davanti a uno stabilimento che, pur utilizzando semilavorati di origine extraeuropea, apporta un importante valore aggiunto nella produzione, e lo fa in Europa, a Trieste».