25 settembre 2018
Aggiornato 03:30

Il messaggio pasquale della presidente Serracchiani

«Il dolore per le vite stroncate a Bruxelles, come a Parigi, ad Ankara o in Tunisia, la ferita bruciante per lo strazio di Giulio Regeni, lo stesso sgomento per la prematura scomparsa di Elisa Valent, non accechino la nostra umanitą»
Debora Serracchiani
Debora Serracchiani (Regione Friuli Venezia Giulia)

TRIESTE - «Dall'inizio di quest'anno i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni e il nostro dolore si sono addensati in una serie di lutti che ci hanno colpito profondamente. Desidero dunque raccogliere il messaggio di pace e di speranza che la Pasqua vuole mettere a disposizione di tutti gli uomini, senza alcuna discriminazione o esclusione; e voglio condividere questo messaggio con la comunità regionale». Queste le parole della presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, in un messaggio indirizzato alla comunità regionale del Friuli Venezia Giulia in occasione della celebrazione delle festività Paquali.

«Il dolore per le vite stroncate a Bruxelles, come a Parigi, ad Ankara o in Tunisia, - continua Serracchiani - la ferita bruciante per lo strazio di Giulio Regeni, lo stesso sgomento per la prematura scomparsa di Elisa Valent, non accechino la nostra umanità, non abbattano i nostri cuori e non corrodano i  valori di tolleranza e ragionevolezza che custodiamo in noi. Ci sia fermezza nella condanna per i delitti e decisa opposizione a chi calpesta le vite umane, a chi stermina i cristiani, gli ebrei e i musulmani in nome di un maligno, distorto e strumentale uso dell'Islam. Ma non si perda la stella polare che ha guidato la costruzione di un sistema di vita che, a cominciare dall'Europa, mette al centro la persona umana, il cittadino e la sua inviolabilità. Il nostro dovere è trasformare il dolore e la rabbia in maggiore determinazione, in più forte coraggio di affermare, praticandolo, il diritto della civiltà e della democrazia innanzitutto avverso la barbarie del terrorismo, ma anche di fronte delle opacità di aree grigie o di regimi obliqui».

«Il Friuli Venezia Giulia – evidenzia la governatrice – propone un modello di convivenza dalle radici antiche, saldo perché fondato su valori profondamente sentiti e condivisi, austeri forse ma sicuramente autentici. Abbiamo conosciuto guerre e tragedie, ma quei valori non li abbiamo mai persi: rispetto della legge, accoglienza, laboriosità e spirito di sacrificio. Oggi, ancora una volta torna a noi l'immagine del Cristo torturato a morte e assurge a simbolo universale della sofferenza, che indica la vita e la pace come unica salvezza. Un simbolo che non parla solo ai credenti. E allora, proprio in quest'anno, in cui s'appressa il 40esimo del terremoto del Friuli che fu morte e resurrezione di una terra, auguro alla nostra comunità, a tutti noi, di riuscire a trovare la volontà buona di lavorare ancora assieme, uniti, essendo noi per primi - conclude Serracchiani - costruttori di fiducia e di speranza nel futuro».