15 novembre 2018
Aggiornato 16:00

Il Movimento 5 Stelle all'attacco sulla Ferriera

Dopo la visita della IV Commissione del Consiglio regionale, Ussai evidenzia: «Abbiamo avuto la prova provata che Siderurgica Triestina non ha alcuna intenzione di chiudere l'area a caldo»
L'interno della Ferriera di Servola
L'interno della Ferriera di Servola (Diario di Trieste)

TRIESTE – La IV Commissione del Consiglio regionale ha effettuato un sopralluogo alla Ferriera triestina di Servola per verificare i risultati conseguiti per il risanamento ambientale e degli impianti esistenti, nonché gli interventi per la riconversione industriale del sito produttivo, secondo quanto previsto dal piano industriale della società e dall'accordo di programma.

«Abbiamo avuto la prova provata che Siderurgica Triestina non ha alcuna intenzione di chiudere l'area a caldo». Questo il commento di Andrea Ussai, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale che ha partecipato alla visita della Commissione Ambiente all'interno dello stabilimento.
«L'impresa sostiene infatti di aver fatto tutti i lavori di risanamento degli impianti richiesti e che, in base all'Accordo di programma, l'attuale attività siderurgica debba continuare almeno fino a ottobre 2016. Purtroppo però - aggiunge Ussai - finora lo stabilimento non ha dimostrato di rispettare i limiti di legge per il benzo(a)pirene e per le Pm10. Siderurgica triestina continua a promettere di rientrare nei limiti di legge senza stabilire una data certa per la verifica dell'efficacia dei lavori effettuati».

«In realtà, come abbiamo potuto toccare con mano - attacca Ussai -, tutti i partiti e i politici che hanno governato in Regione e a Trieste si sono dimostrati totalmente impreparati nell'affrontare un problema di enormi dimensioni come quello della Ferriera di Servola».
«E' logico che un imprenditore prenda decisioni sulla base di logiche di profitto, ma dovrebbe essere invece la politica a dare un indirizzo chiaro a tutela dei cittadini e dei lavoratori. Come ricorda anche l'Azienda sanitaria - sottolinea Ussai - il rispetto delle prescrizioni dell'Aia e dei limiti di legge talvolta non sono sufficienti a garantire la tutela della salute delle persone. Per questo bisogna intervenire senza perdere altro tempo, concordando con la proprietà la chiusura progressiva dell'area a caldo
».