27 maggio 2018
Aggiornato 01:30
Ribadito il no al nucleare in Italia

La centrale nucleare di Krsko funzionerà fino al 2043

Prolungata la vita operativa della struttura in territorio sloveno. La Regione Friuli Venezia Giulia garantisce un monitoraggio «a distanza» continuo.

La centrale nucleare di Krsko (© Krsko)

TRIESTE - Slovenia e Croazia avrebbero deciso di prolungare la vita operativa della centrale di Krsko fino al 2043. una notizia che ha spinto la Regione a intervenire, sottolineando come le condizioni di sicurezza dell'impianto nucleare di produzione di energia sloveno siano da tempo all'attenzione della giunta regionale, che tiene costantemente sotto controllo la situazione, in particolare attraverso la struttura di Fisica ambientale dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente (Arpa).

Una centrale «a rischio» sismico
L'impegno della Regione riguarda in particolare il tema della sismicità dell'area, che anche recentemente è stata interessata da scosse di terremoto. In questo senso proprio nei mesi scorsi la presidente Debora Serracchiani aveva sollecitato un intervento del ministro dell'Ambiente, Luca Galletti, sottolineando che nuovi studi sembrano mettere in dubbio che l'edificio che ospita la centrale sia stato costruito rispettando l'attuale analisi del rischio sismico. Proprio per questo motivo, la presidente aveva indicato l'opportunità che esperti italiani e dell'amministrazione regionale possano essere presenti presso le strutture internazionali e slovene di controllo dell'impianto.
Nella nota della Regione si ricorda come anche rispetto ai più recenti eventi sismici i controlli sui livelli di radioattività ambientale eseguiti dalla struttura dell'Arpa hanno finora sempre dato esito negativo. Tuttavia è comprensibile che il verificarsi, anche frequente, di scosse nei pressi di una centrale nucleare
mantenga altissimo il livello di attenzione, in considerazione della vicinanza di Krsko al nostro territorio regionale, che è vissuta con disagio dalla popolazione.

Ribadito il no al nucleare
L'Italia, si ribadisce, è uscita dall'opzione nucleare e la giunta regionale, perfettamente allineata con questa scelta, si muove in coerenza con tale impostazione anche a livello internazionale. Il 'no' al nucleare è secco e non trattabile. Un'interlocuzione attraverso gli ordinari canali internazionali, quindi tra i governi italiano e sloveno, è indispensabile, per fornire precise garanzie  di sicurezza per i cittadini. Oggi più che mai, nel momento in cui l'operatività della centrale potrebbe allungarsi di vent'anni.
In ogni caso proprio sul tema della sicurezza la Regione ha programmato, già a partire dal prossimo mese di giugno, una serie di importanti iniziative a cui parteciperanno anche esperti dell'Ispettorato che si occupa di sicurezza radiologica e di monitoraggio della radioattività nella Repubblica Slovena.

Una struttura sotto controllo costante
La centrale di Krsko, che è di costruzione occidentale, dopo l'incidente di Fukushima nel 2011 è stata sottoposta, come le altre centrali europee, ad appositi stress test per valutarne la sicurezza in caso di incidenti e calamità naturali. Le prove sono state superate e da allora ulteriori migliorie sono comunque state apportate, ed altre ancora ne sono previste, ai sistemi di sicurezza della centrale, come riportato nei rapporti di sicurezza sloveni ed affermato dagli esperti dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).
Esistono sistemi di allerta europei e accordi bilaterali tra Italia e Slovenia, che prevedono l'immediata segnalazione di qualunque eventuale incidente. In regione è in funzione un sistema di centraline di allarme che fa capo alla rete nazionale, funzionante h24. Il programma di controllo della radioattività ambientale eseguito da Arpa Fvg prevede, tra l'altro, il prelievo di particolato atmosferico e deposizione al suolo h24 con una frequenza di misure che può essere intensificata in qualunque momento a seguito di qualunque allerta.