22 ottobre 2018
Aggiornato 03:30

La Guardia di Finanza scopre 160.320 guanti anti-infortunistici non a norma

L'accessorio anti-infortunistica provenivano dall’India ed erano destinati a una società del veronese. La marcatura CE era irregolare
Il materiale sequestrato dalla Guardia di Finanza
Il materiale sequestrato dalla Guardia di Finanza (Gdf)

TRIESTE - La tutela del ‘made in Italy’ e della sicurezza dei prodotti rappresenta un settore in cui l’attenzione rimane alta, soprattutto nell’interesse e per la tutela del cittadino.
Per il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Trieste e l’Ufficio delle Dogane del capoluogo giuliano, tale missione si traduce in una continua attenzione verso gli ingenti traffici mercantili che intersecano il Porto di Trieste, richiedendo sempre maggiore cura nella selezione ed esecuzione dei controlli.
Sono, infatti, sempre più numerosi i casi in cui si registrano tentativi di introdurre nel territorio nazionale e comunitario prodotti che non risultando conformi alle norme poste a tutela del cittadino-consumatore, mettono a repentaglio la salute e la sicurezza della collettività.

In tale contesto, nei giorni scorsi, attraverso una mirata attività di analisi dei rischi sulle spedizioni commerciali in arrivo nell’area portuale, i funzionari del Servizio Antifrode dell’Ufficio delle Dogane ed i finanzieri del Gruppo di Trieste, hanno sottoposto a fermo amministrativo 160.320 guanti anti-infortunistici contraddistinti dalla dubbia apposizione della marcatura CE.
Da successivi approfondimenti, condotti sulla documentazione rilasciata dall’ente certificatore, si è potuto infatti rilevare che la dichiarazione di conformità legittimante l’apposizione della predetta marcatura CE sui dispositivi di protezione individuale - provenienti dall’India e destinati ad una società del veronese - risultava prodotta in osservanza di una normativa non più in vigore da diversi anni.

L’attività conferma l’importanza strategica del nodo commerciale di valenza continentale rappresentato dal Porto di Trieste, punto di ingresso nel territorio europeo per numerosissimi e crescenti traffici originati in primis nel continente asiatico, nonché dell’efficienza del dispositivo di controllo che vede affiancati l’Agenzia delle Dogane dei Monopoli ed il Corpo della Guardia di Finanza nell’analisi dei flussi mercantili al fine di prevenire l’ingresso nell’Unione Europea di prodotti potenzialmente nocivi per la salute dei cittadini e, più in generale, nel contrastare ogni traffico illecito.