16 agosto 2018
Aggiornato 16:00

Giuliani nel mondo: presto un documentario per narrare chi sono oggi

Le storie e le esperienze di Eligio Clapcich e Chiara Barbo, tra nostalgie e voglia di raccontarsi
Una nave di emigranti in partenza da Trieste
Una nave di emigranti in partenza da Trieste (Diario di Trieste)

TRIESTE - A vederli accanto, sul battello che porta a Ellis Island, Eligio Clapcich e Chiara Barbo - che hanno incontrato la presidente Debora Serracchiani e la delegazione del Friuli Venezia Giulia impegnata in questi giorni in una missione economico istituzionale negli Stati Uniti - sono proprio la fotografia più bella del passaggio di testimone tra due generazioni di Giuliani nel mondo, che tra New Jersey e New York raccoglie una cinquantina di corregionali. Intelligenti, appassionati delle proprie radici e desiderosi di mantenere vive tradizioni e patrimonio identitario: Eligio lo ha fatto per tanti anni da presidente dell'associazione e a ottobre - spiega - lascerà ‘spazio ai giovani’. Di certo Chiara Barbo, critica cinematografica e produttrice farà parte del direttivo.

Clapcich, eleganza d'altri tempi, sembra un nonno come tanti quando racconta che al suo rientro dalla visita ufficiale nella delegazione dei corregionali organizzata dal Consolato di New York in occasione della missione istituzionale della Regione Friuli Venezia Giulia tornerà a casa, nel New Jersey, per ripetere alcune lezioni e controllare i compiti dei quattro nipoti.  Questo nonno affettuoso ha però un passato da abilissimo crittografo in servizio alla Nasa, ha lavorato per una delle più grandi compagnie di comunicazioni del mondo - «là ho visto nascere tutto: internet, web, la silicon valley» - ed è scappato a quattordici anni da Fiume nel '46 nascosto sotto il sedile di un camion tra fiale di composto chimico fatte scoppiare dal padre per confondere l'olfatto dei cani delle guardie della frontiera.
A 23 anni è arrivato a New York, ha preso due lauree, una in matematica e una in ingegneria elettronica, lavorando di giorno e studiando la notte e così, grazie a questa preparazione «ho potuto fare lavori bellissimi», racconta. «Io amo raccontare ai miei nipoti com'era la mia Fiume, quali erano le tradizioni della mia terra e per questo ho scritto un libro in inglese e italiano che raccoglie tanti aneddoti di quella mia infanzia»,, spiega Clapcich, ma oggi è importante trovare nuovi modi di comunicare e di testimoniare la nostra identità.

E qui entra in campo Chiara, che per tanti anni è stata documentarista. «Abbiamo fatto dei documentari sulle giovani triestine emigrate in America nel dopoguerra e su altre storie di emigrazione nel mondo, ma manca ancora qualcosa che racconti oggi, in presa diretta, che cosa pensano, come stanno e chi sono i giovani e meno giovani che emigrano adesso e che sono parecchi. Mi piacerebbe raccontare come e se si sentono rappresentati dalla comunità giuliana queste terze generazioni».