21 agosto 2018
Aggiornato 02:30

A Prosecco per rendere omaggio ai morti della Grande Guerra

Nel cimitero carsico sepolti oltre 5 mila caduti con la divisa austroungarica. Solo di 578 si conosce il nome
Il cimitero austroungarico di Prosecco
Il cimitero austroungarico di Prosecco (Prodani)

TRIESTE - Fu un anno terribile, il 1916, sul fronte carsico della Grande Guerra. Nelle cinque Battaglie dell'Isonzo (dalla V alla IX, da marzo a novembre) che si alternarono in quell'anno, i due eserciti contrapposti subirono oltre 250 mila perdite tra soldati e ufficiali; la sola battaglia per Gorizia, nell'agosto 1916, fece registrare circa 93.000 tra morti, dispersi e feriti.
Oltre 5 mila di questi caduti, con la divisa austroungarica, riposano oggi (solo 578 con il loro nome) nel cimitero di Prosecco, sul Carso triestino, che oggi, nella ricorrenza del 24 maggio, è stato scenario di uno dei cinque eventi – inquadrati nell'iniziativa nazionale ‘L'Esercito combatte’ – promossi congiuntamente dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dallo Stato maggiore dell'Esercito e dal ministero dell'Istruzione.

Prosecco dunque, accanto a Redipuglia, San Michele, Oslavia e Caporetto, per ricordare a distanza di 101 anni dall'entrata in guerra dell'Italia (appunto il 24 maggio 1915) quella che di fatto fu la prima prova della grande decimazione delle Nazioni europee nel corso dello scorso secolo, come ha osservato a margine dell'odierna cerimonia l'assessore regionale Francesco Peroni.
E proprio sulla landa carsica, ha osservato lo stesso assessore, si ritrovarono a combattere, talvolta non del tutto consapevolmente, giovani di provenienza diversissima, differenti per ideali, lingua e religione. Contadini, borghesi, operai, intellettuali si ‘ritrovarono’ per la prima volta accomunati: dalla sofferenza, dal dolore, dalla paura. Molto spesso dalla morte.

Dall'ottobre del 1916 nel cimitero di Prosecco, restaurato a più riprese nel 1996, nel 2001 e nel 2012, giacciono infatti i resti di giovani soldati di ceppo tedesco, slavo, ungherese, polacco e anche italiano, deceduti nell'allora vicino ospedale da campo ma anche a Banne, Opicina, Basovizza, Doberdò e Piedimonte del Calvario.
A loro, ma idealmente anche a tutti i soldati italiani che patirono e morirono sulla pietraia carsica, anche a tutti quei ‘nemici’ triestini, friulani, sloveni e croati che con la divisa austriaca - l'imperial regio 97.mo reggimento di fanteria Freiherr von Waldstaetten - furono mandati a combattere e perire nella lontana Galizia, è stata dedicata la corona d'alloro offerta dallo Stato maggiore, deposta oggi dal comandante del Comando militare esercito Fvg Alessandro Guarisco ai piedi della grande croce nera che sovrasta e veglia su questi tanti caduti senza nome.

A fare gli onori il gonfalone ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia, una delegazione della brigata Folgore ed un gruppo di studenti provenienti dal liceo linguistico ‘Carlo Livi’ di Prato, in Toscana, accompagnati dal prof. Giampiero Fossi, le associazioni combattentistiche e d'arma di Trieste e della regione (tra questi gli Alpini di Codroipo), il coro ‘Nino Baldi’ dell'Ana di Trieste e una rappresentanza degli Amici della Croce nera austriaca.