16 giugno 2019
Aggiornato 21:00
Sarà convocata una direzione del partito?

Il crollo di Cosolini è uno schiaffo per Serracchiani

A Trieste più che a Pordenone, la presidente si era spesa moltissimo, ottenendo anche la calata di diversi visitors (ministri e premier). Saprà fare autocritica?
Cosolini e Serracchiani beffati dalle urne
Cosolini e Serracchiani beffati dalle urne Diario di Trieste

TRIESTE - Mentre scrivo, Serracchiani non ha ancora rilasciato dichiarazioni. Non sarà facile per la presidente della Regione e vice segretaria regionale dem commentare il voto e giustificare i due schiaffoni che gli elettori hanno inflitto al Pd. Certo, lei potrà dire che questo è soltanto l’esito  del primo tempo. Ma non potrà in nessun modo nascondere che il tonfo elettorale di Trieste e di Pordenone portano il suo nome. E se è vero che a Pordenone,nella campagna elettorale , può avere avuto un ruolo marginale relegando al suo vice Bolzonello il compito di trainare Giust, è anche risaputo che lei si è spesa anima e corpo per Cosolini, ergendosi a madrina dello scontro elettorale. E il risultato catastrofico del sindaco uscente non è da addebitare al suo malgoverno della città, ma principalmente al desiderio degli elettori di punire un Pd presuntuoso e arrogante.
Non molti giorni fa avevo scritto della crisi devastante che attanaglia il Pd alle prese con una costante emorragia di iscritti  - circa 700 l’anno in meno – e con un partito completamente ai piedi della Serracchiani, con una schiera di militanti che temono di poterla criticare, fatti salvi i suoi fedelissimi, a partire dalla segretaria regionale del partito, Antonella Grim, che non è riuscita neppure a essere la più votata del Pd nel capoluogo giuliano.

Ai cittadini del Fvg i visitors non piacciono
Si era spesa a tal punto per Cosolini di avere organizzato la processione dei visitors, evidentemente non percependo che i big catapultati da Roma sono visti con estremo fastidio dai cittadini. Dunque, un altro peccato di presunzione di una presidente presenzialista ma sempre più lontana dal corpo elettorale, pronta nel mettersi  sempre in cattedra ma poco propensa al confronto. E nel Pd del Fvg per bocca degli stessi iscritti che temono di uscire allo scoperto, il confronto  e la dialettica sono parole desuete, quasi sconosciute. Serracchiani, scrissi, è ‘posso, voglio e comando’. Ma questo ruolo di condottiero che ama circondarsi più di ‘nani e ballerine’ che di interlocutori con cui discutere anche ferocemente sulle grandi questioni ha mostrato tutte i limiti. Se infatti Renzi esce ridimensionato da questo primo turno (fallimentare l’accordo con  verdiniani, scarso successo a Bologna e Torino e l’unico sindaco che ce l’ha fatta al primo turno è il cagliaritano di Sel, Serracchiani esce tramortita. E non credo che avrà l’umiltà di chiedere alla sua fedelissima Grim di convocare la direzione del partito per un dibattito finalmente franco dove ognuno possa parlare liberamente senza timore di essere messo nella lista nera. E se avesse davvero coraggio dovrebbe avere l’umiltà di fare una seria autocritica sul suo modo da ‘padre padrone’ di condurre il partito e l’esecutivo regionale.

Una sconfitta contro un’armata tutto fuorchè invincibile
Si dirà che al ballottaggio tutto può accadere, ma il dato del primo turno è incontrovertibile anche perché la doppia sconfitta – ed è una sconfitta squisitamente politica checché lei ne dica – arriva a fronte di una avversario, il centro destra, che di certo non è un’armata invincibile. Serracchiani ha un paio di settimane di tempo per metabolizzare l’accaduto e per organizzare le contromosse. Nessuno dentro il Pd del Friuli Venezia Giulia osa pensare di cedere agli avversari la guida di Trieste  e Pordenone. Ma se ciò dovesse accadere, anche soltanto per metà, allora è probabile che l’effetto sul Pd potrebbe diventare deflagrante. Serracchiani sa infatti che la sconfitta al ballottaggio ridimensionerebbe in maniera gigantesca le sue ambizioni di un futuro da ministro alla corte dell’altro monarca del Pd, Matteo Renzi.