19 settembre 2019
Aggiornato 20:30
Serve un piano di controllo

Confagricoltura Fvg: protestano i produttori di cereali

«Importiamo il grano dall’estero mentre il prodotto 'made in Italy' è svenduto nell’area del Mediterraneo». Questa la denuncia dell'organizzazione agricola
Protesta dei produttori di cereali in Fvg
Protesta dei produttori di cereali in Fvg

TRIESTE - «Il prezzo del grano è sceso ai livelli di trent’anni fa e solo nell’ultimo anno si è praticamente dimezzato. In più, subiamo la beffa per cui il prodotto nazionale è pagato meno di quello importato, che aumenta sempre di più (+54% in quantità negli ultimi tre anni). E mentre giunge il grano straniero, quello 'made in Italy' viene esportato a basso prezzo nell’area del Mediterraneo». Lo sottolinea Confagricoltura Fvg che, in molte aree vocate alla cerealicoltura, ha promosso manifestazioni, sit-in, iniziative di sensibilizzazione, per richiamare l’attenzione su un comparto altamente strategico che si trova in una situazione insostenibile.

«Bisogna affrontare un momento di emergenza, con le aziende agricole che subiscono entrate inferiori ai costi, aggravato dalle speculazioni e dalla carenza di adeguati centri di stoccaggio – prosegue l’organizzazione agricola –. Allo stesso tempo occorre intervenire per dare certezze, senza le quali non si può impostare la programmazione produttiva».
Ad avviso di Confagricoltura «si dovrà intervenire attraverso il Piano cerealicolo, prevedendo: strumenti innovativi finalizzati alla trasparenza delle quotazioni e delle contrattazioni; investimenti nell’ammodernamento delle strutture di stoccaggio per qualificare il grano 'made in Italy'; accertamento delle giacenze (rendendo obbligatoria la comunicazione annuale delle scorte al Mipaaf entro il 31 maggio); monitoraggio delle importazioni e dei flussi di cereali all’interno dell’Ue; verifica delle superfici coltivate e della produzione potenziale traendo i dati dai fascicoli aziendali».

Confagricoltura auspica infine che «il Piano cerealicolo intervenga per responsabilizzare la filiera a una più equa ripartizione della redditività e a operare unita per valorizzare e premiare il 'sistema Italia'; con un impegno comune che contrasti ogni forma di speculazione. Servono poi controlli adeguati alle frontiere sul prodotto importato, che deve rispettare condizioni di reciprocità con quello nazionale (qualità, caratteristiche, salubrità)».