25 ottobre 2020
Aggiornato 21:30
La polemica

Garante contro il Comune per il diniego a usare la sala matrimoni per le unioni civili

Walter Citti, boccia categoricamente la scelta di non garantire, per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, i medesimi servizi, ambienti, orari e tariffe predisposti con delibera comunale per la celebrazione dei matrimoni

TRIESTE - Il Garante regionale per le persone a rischio di discriminazione, Walter Citti, boccia categoricamente il rifiuto del Comune di Trieste di offrire, per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, i medesimi servizi, ambienti, orari e tariffe predisposti con delibera comunale per la celebrazione dei matrimoni. Una vicenda venuta a galla qualche giorno fa, quando il Comune ha rifiutato a una coppia omossessuale la celebrazione dell'unione civile nella 'sala matrimoni' del municipio.

Nel proprio parere, inviato al sindaco e alla prefetta di Trieste nonché al direttore dell'Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali (Unar), il Garante ricorda che «l'unione civile è la forma giuridica di diritto pubblico nella quale si esprime il diritto fondamentale alla vita familiare delle persone omosessuali, con diritti e doveri tendenzialmente equiparabili a quelli stabiliti dal matrimonio, per cui le persone che si uniscono civilmente si trovano in una situazione comparabile a quella delle persone che si uniscono in matrimonio, e dunque ogni
disparità di trattamento riguardo alle modalità di accesso ai servizi comunali resi disponibili per la costituzione dell'unione civile rispetto a quelli previsti per la celebrazione del matrimonio civile costituirebbe una discriminazione vietata dagli articoli 8 e 14 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali
».

Il Garante ricorda, poi, come un caso analogo si sia verificato in Austria, all'indomani dell'entrata in vigore, il primo gennaio 2010, della legge nazionale sulle Unioni registrate, che prevedeva dovessero essere costituite presso una autorità amministrativa diversa da quella competente per la celebrazione dei matrimoni civili e negli uffici amministrativi anziché negli ambienti già previsti per i matrimoni civili. Tre anni dopo, la Corte costituzionale austriaca ha bocciato tale disparità di trattamento.
Proprio al fine di evitare queste ultime - fa sapere Citti -, la normativa sulle Unioni civili recentemente approvata (legge n. 76/2016) ha incluso una norma (art.1, comma 20) che prevede l'automatica estensione di tutte le disposizioni previste per il matrimonio, contenute tra l'altro in atti amministrativi, tra cui debbono essere ricomprese le delibere degli enti locali riguardanti le modalità, gli orari, le tariffe e gli ambienti nei quali vengono celebrati i matrimoni.