24 ottobre 2018
Aggiornato 01:00

Uniqa: a rischio le aziende italiane del gruppo

L'allarme è stato lanciato dalla consigliere regionale Barbara Zilli (Ln), che ha chiesto attenzione da parte della giunta regionale
Barbara Zilli accanto al logo Uniqa
Barbara Zilli accanto al logo Uniqa (Diario di Trieste)

TRIESTE - Uniqa assicurazioni vuole cedere le aziende italiane del gruppo: in Friuli Venezia Giulia più di 40 agenzie e un centinaio di addetti. A chiedere alla giunta regionale cosa ne sarà di queste persone se il progetto andrà in porto, è stato il consigliere Barbara Zilli (Ln) attraverso una interrogazione a cui ha dato risposta il vicepresidente Bolzonello, che ha assicurato un monitoraggio della situazione nonostante le organizzazioni sindacali non abbiano ancora bussato alle porte delle direzioni regionali.

«La preoccupazione - dice Zilli - è sorta dopo le notizie apparse nei giorni scorsi su Milano Finanza, che concretizzano la volontà della società austriaca di vendere le tre società assicurative del gruppo Uniqa, che nel 1999 ha assorbito l'allora Carnica assicurazioni. Si tratta di molteplici agenzie, quelle di Carnica assicurazioni, molto radicate sul territorio e che contano su sportelli presenti soprattutto nell'alto Friuli e nella montagna e pedemontana pordenonese. Oltre alla questione occupazionale, non dimentichiamoci l'indotto che ruota intorno. Già nel 2015, abbiamo perso la sede legale, che è stata trasferita da Udine a Milano. Con questa operazione – evidenzia – esiste il rischio concreto che vengano chiuse alcune agenzie e che conseguentemente saltino anche dei posti di lavoro, con le conseguenze che possiamo immaginare per il nostro territorio».

«Spero che la Regione, come ha assicurato il vicepresidente, tenga alta l'attenzione sulla questione monitorando attentamente, affinché il nostro territorio non perda un ulteriore eccellenza e che faccia la sua parte per assicurare il mantenimento dello status quo nel territorio di sua competenza, in analogia a quanto fatto dalla presidente per la vicenda di Hypo Banca», conclude Zilli.