24 ottobre 2018
Aggiornato 01:30

Nuove perdite nell'autotrasporto: calano ancora le imprese

tando all’ultimo rapporto redatto dall’Ufficio studi di Confartigianato alla fine del primo trimestre 2016 le imprese di autotrasporto in Fvg, con i loro 5.612 addetti, erano 1.618, l’1,7% di quelle nazionali, 60 in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente
E' crisi nera per l'autotrasporto Fvg
E' crisi nera per l'autotrasporto Fvg (Adobe Stock)

UDINE - Continua l’agonia delle imprese di trasporto, schiacciate dalla concorrenza estera a colpi di basso prezzo del lavoro, reso al limite della decenza. La condizione in cui versano i 100 chilometri della A4, dal confine a Venezia, ne è la perfetta cartina di tornasole che il capogruppo di Confartigianato trasporti Fvg, Pierino Chiandussi, sventola per denunciare ancora una volta la costante contrazione del settore. Decimato dalla crisi in questi ultimi anni, ma ancor più dalla feroce concorrenza che arriva da oltre confine e invade la A4. «Ridotta - denuncia Chiandussi - nella condizione di un grande e indecoroso dormitorio a cielo aperto. I 100 chilometri da Trieste a Venezia sono ormai un bivacco. Chiunque transiti lungo quella strada può verificare da sé l’elevato numero di mezzi pesanti parcheggiati alla buona in ogni dove. Gli autisti costretti a riposi frettolosi senza nemmeno il diritto a una doccia. Questa non è Europa - continua il capogruppo degli autotrasportatori -. E’ concorrenza sleale che viene perpetrata a danno delle nostre imprese».

Doppiamente svantaggiate dalla vicinanza di Paesi come la Slovena e la Croazia in cui pressione fiscale, costo del lavoro, dei carburanti e della manutenzione dei mezzi sono nettamente inferiori. E’ ormai una vecchia storia. Il settore sta patendo un declino che pare inarrestabile. Negli ultimi 20 anni si è ridotto della metà e l’emorragia non pare volersi arrestare. Dati alla mano. Stando all’ultimo rapporto redatto dall’Ufficio studi di Confartigianato alla fine del primo trimestre 2016 le imprese di autotrasporto in Fvg, con i loro 5.612 addetti, erano 1.618, l’1,7% di quelle nazionali, 60 in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Ridotte del 3,6%, più della media nordestina, ferma a -2,5%, più di quella nazionale (-2,2%). A soffrire maggiormente in valore assoluto è la provincia di Udine, che chiude il primo trimestre con 696 imprese, 33 in meno rispetto a 12 mesi prima, - 4,5 in valore percentuale che che balza a -5,2% se si va a guardare lo stock delle imprese artigiane: 547 - il 78,6% del totale - ridotte di 30 unità.  Dietro all’affanno del settore c’è l’avanzata del cabotaggio.

«Ormai il 50% delle merci viaggia su targhe straniere - continua Chiandussi - e se continueremo di questo passo saremo destinati a perdere ancora. Abbiamo bisogno di un intervento deciso del Governo, sulla falsariga di quanto fatto in Germania e Francia dove un vettore straniero può entrare solo se il conducente dimostra di percepire una paga oraria non inferiore agli 8,50 euro l’ora e di aver riposato il giusto».
Dunque nuove norme, ma anche nuove risorse. Umane e finanziarie. «Le forze di polizia stanno facendo il massimo ma ci vogliono più uomini, dotati di maggiori strumenti, come i centri mobili di revisione che chiediamo alla Regione Fvg di finanziare per consentire i controlli subito dopo la frontiera così da fermare gli irregolari non appena entrano in Italia», continua Chiandussi richiamando alla memoria l’incidente che a Torino, giorni fa, ha causato un morto e quattro feriti. Al volante  del Tir che in tangenziale ha percorso contromano due chilometri c’era un autista cecoslovacco, ubriaco e con guida senza rispetto dei tempi di riposo. «Episodi come questo - conclude il capo categoria - sono il frutto della ricerca spasmodica del prezzo più basso da parte dei committenti che però, va ricordato, non solo possono causare gravi rischi per la sicurezza stradale ma anche essere oggetto essi stessi di possibili azioni di corresponsabilità».