19 dicembre 2018
Aggiornato 15:00

‘La mano che pensa’: appuntamento al Molo IV

Protagonisti della serata Vittorio Cosma e Deproducers, Andrea Illy, Alessio Maria Romano e i suoi ballerini e gli scienziati Raffaella Rumiati e Luca Ticini
Il Bello dell’Italia è un vasto progetto del Corriere della Sera che racconta il nostro Paese, oggi arriva a Trieste
Il Bello dell’Italia è un vasto progetto del Corriere della Sera che racconta il nostro Paese, oggi arriva a Trieste (Il Corriere della Sera)

TRIESTE - Il Bello dell’Italia è un vasto progetto del Corriere della Sera che racconta il nostro Paese attraverso la bellezza: l’incanto italiano è fatto di dna ma anche di creatività; un patrimonio di realtà, progetti e visioni esplorato nella sua indole meno scontata, oltre lo stereotipo. Un racconto di un’Italia ricca di risorse, potenzialità e storie. In questo viaggio la bellezza è narrata nelle sue mille sfaccettature, a partire dalle esperienze più inedite. Dal 24 settembre fino al 5 ottobre questa ricchezza sarà protagonista di una serie di eventi diffusi in sei città italiane.

Un dialogo tra spettacolo e ricerca
Mercoledì 28 settembre appuntamento, alle 18.30, a Trieste, al Molo IV, con ‘La mano che pensa - La bellezza del gesto, del saper fare, del gusto tra danza, musica, neuroestetica’, in collaborazione con Illy, main partner de Il Bello dell’Italia. Un dialogo tra spettacolo e ricerca con danze, suoni e parole che indaga il cervello e la percezione del bello. Non qualcosa a cui assistere, ma un'esperienza da vivere insieme e che saprà cambiare il nostro sguardo su molte cose del mondo. Ne sono protagonisti gli scienziati Raffaella Rumiati e Luca Ticini, presidente dell’associazione di Neuroestetica, Andrea Illy, presidente illycaffe,̀ il coreografo Alessio Maria Romano con i suoi ballerini e il musicista Vittorio Cosma con i Deproducers, collettivo che ha creato un proprio particolare alfabeto sonoro per condurci nella cittadella fortificata della scienza attraverso la musica. Azioni, gesti, movimenti arrivano agli spettatori attraverso le sperimentazioni degli artisti, con le scienze neurobiologiche che offrono chiavi di lettura delle arti. E nel momento in cui dialogano diventano laboratorio e luogo in cui il bello non solo viene guardato ma accade e trasforma.