24 aprile 2019
Aggiornato 04:00
La politica davanti ai richiedenti asilo

Situazione immigrati nel Goriziano: un accordo tra Ue e Afghanistan per rimpatri e reintegri

Il Comune di Gorizia non erediterà i migranti della Provincia. Gentile: “La metà sono clandestini e potenziali criminali”
Immigrazione nel Goriziano
Immigrazione nel Goriziano

GORIZIA - Il sindaco Romoli commenta la contabilità dei richiedenti asilo nel comune di Gorizia, definendola insostenibile. Il piano della regione prevedeva che il capoluogo ospitasse 90 immigrati, invece se ne contano solo 150 al Nazareno  e 96 al centro San Giuseppe. Il Comune non intende quindi accollarsi l’accoglienza dei 37 immigrati che attualmente sono seguiti dalla Provincia in regime di Sprar, ossia il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Questi ultimi vivono attualmente in quattro alloggi Ater e al centro comunale di Contavalle. Solo in quest’ultimo si manterrà l’accoglienza di undici donne e bambine, gli altri 26 dovranno essere distribuiti tra gli altri comuni della provincia, in modo da rendefre disponibili le case Ater per i cittadini del capoluogo.

L’accordo tra Unione Europea e Afghanistan
Il primo cittadino si dichiara quindi sollevato dalla recente firma di un accordo tra Unione Europea e Afghanistan, che prevede il rimpatrio e il reintegro di diversi richiedenti asilo. Secondo i dati del Viminale, nel solo Fvg ci sono 4mila 783 immigrati, tra il 50 e il 60 percento afghani, la maggior parte ospitati da strutture temporanee. La regione, sostiene il presidente Debora Serracchiani, potrebbe pertanto beneficiare di un consistente alleggerimento in seguito all’accordo, che è stato firmato in data 6 ottobre a Bruxelles dall'Alto rappresentate Ue Federica Mogherini.
Prima di rallegrarsi, Romoli attende comunque un comunicato ufficiale.

L’opinione di Fabio Gentile
Il capogruppo comunale di Forza Italia a Gorizia, Fabio Gentile, rimarca il fatto che, secondo dati presentati dalla stessa Mogherini, più di metà degli immigrati sono clandestini. Proprio per questo, secondo il capogruppo, si tratterebbe di persone che hanno abbandonato le loro famiglie nei paesi d’origine per vivere nell’illegalità e, nel peggiore dei casi, ingrossare le fila della criminalità in Italia.