23 aprile 2019
Aggiornato 16:00
I vincitori, più da vicino

Barcolana: i fratelli Benussi svelano i retroscena della vittoria

La rivalità con Maxi Iena, i complicati rapporti di famiglia e l’impegno per comunicare agli sponsor l’amore per una barca. Che adesso vale il doppio
I fratelli benussi dopo a vittoria alla Barcolana
I fratelli benussi dopo a vittoria alla Barcolana

TRIESTE - I fratelli Benussi si sono iscritti alla Barcolana sabato pomeriggio, circa venti ore prima del colpo di cannone che avrebbe dato inizio alla regata. «C’è stato un problema con un bonifico – racconta Furio - e fino a sabato mattina io non sapevo se avrei potuto usare quella barca, l’Alfa Romeo, tanto che ne avevo pronta un’altra. Sono imprevisti che capitano quando non si ha un armatore, come noi, infatti ho dovuto reperire gli sponsor personalmente. Uno di loro, John Corbett, l’ho conosciuto in un bar per caso, ha brevettato una macchina per mappare il dna, gli ho chiesto se voleva diventare uno dei finanziatori. Attraverso le strette di mano, come si faceva una volta, io gli ho comunicato l’entusiasmo verso la mia barca».
«Che adesso vale il doppio!» Precisa il fratello Gabriele, tra le risate generali.

Riunione di famiglia
Quello stesso entusiasmo si respira in tutta la sala stampa: i fratelli Benussi sono freschi di vittoria e hanno gli occhi lucidi. Non gareggiavano insieme da dieci anni e nel momento in cui si sono riuniti hanno vinto: «Dedichiamo questa vittoria ai nostri genitori – ribadisce Furio - Io e Gabriele abbiamo avuto i nostri screzi perché abbiamo caratteri molto cocciuti. Per i nostri genitori, vederci riuniti in queste circostanze è una cosa unica e irripetibile. Una commozione mai provata».

Un record di lacrime
Anche molti giornalisti, intorno, si commuovono allo stesso modo. Fioccano battute come: «Non ho mai visto Furio così buono!» oppure: «Questo è un record di lacrime».
Ci si riferisce anche al record di tempistica: un traguardo raggiunto in 59:59. Meno di un’ora, così riassunta da Gabriele Benussi: «Abbiamo avuto qualche problema sull’apertura della vela ma dopo 15 secondi abbiamo guadagnato ua buona posizione, davanti a Maxi Iena che in quel momento era sopra vento a noi fino quasi alla fine del primo lato. Lì c’è stato il sorpasso ma eravamo coscienti che nel secondo lato avremmo avuto più cavalli di loro. Ci siamo impegnati a pressarli verso sinistra, portandoli fuori dalla linea diretta che porta alla seconda boa, coscienti che la nostra parte di bolina avrebbe fatto il suo lavoro. A quel punto la regata era definitivamente chiusa».

Le incomprensioni con Maxi Iena
Inizialmente, doveva essere Furio a gareggiare su Maxi Iena, invece ne è diventato l’avversario, e ce ne spiega le ragioni: «Io ho lavorato due anni con Iena, siamo arrivati fino a marzo e avrei dovuto portarla io in Barcolana. Poi l’egoismo di chi si occupa della barca in questo momento mi ha portato a diventarne avversario: voleva fare di me un leone in gabbia, costringendomi a gestire il progetto in modo pressapochistico, non ha voluto credere in me. È il progetto che conta, non soltanto la barca, e io gliel’ho dimostrato, asfaltando e demolendo Iena con il mio splendido team».

La stima per Bodini
Parole di profondo rispetto vanno invece all’altro avversario, Lorenzo Bodini che si è piazzato terzo con Pendragon: «Neanche lui, come noi, ha un armatore. Anche in questo caso c’è un progetto e un’idea forte, che ha richiamato tantissimi sponsor. A Lorenzo va tutta la mia stima».
Non tutti gli avversari di Benussi ricevono lo stesso trattamento, parole come ‘asfaltare’ e ‘demolire’ le usa solo con chi lo ha combattuto al di fuori della regata, al di là di quei 59 minuti e 59 secondi che hanno scatenato lacrime di commozione. Chi si mette sulla sua strada fuori gara, invece, si prepari a versare ben altre lacrime.