24 aprile 2019
Aggiornato 04:00
Il caso della madre adolescente di Ronchi

Chiude il feto nell’armadio: giudicata incapace di intendere e volere

Nata viva e abbandonata in casa dentro una borsa, secondo le perizie è choc post traumatico. La procura chiede il rinvio a giudizio
Il tribunale di Trieste
Il tribunale di Trieste

MONFALCONE – La sedicenne ronchese, accusata di infanticidio lo scorso febbraio, è stata giudicata incapace di intendere e di volere, almeno nel momento in cui avrebbe commesso il reato. Lo rivela il quotidiano ‘il Piccolo’ in data 13 ottobre. La ragazza aveva partorito in camera sua per poi chiudere la neonata nell’armadio, e il cadavere era stato rinvenuto dai carabinieri 48 ore dopo. La bambina sarebbe nata viva, avvolta in una borsa e in seguito deceduta, mentre la madre, che fino all’ultimo ha negato di aver partorito, era ricoverata per una non meglio giustificata emorragia. La terribile scoperta è toccata alla madre della sedicenne, dopo aver aperto l’armadio della figlia per procurarle dei vestiti di ricambio.

I recenti sviluppi
Come riferito dal ‘Piccolo’, le ultime perizie sembrerebbero confermare un grave stato di choc al momento del parto e una situazione psicologica quanto mai problematica. Tuttavia il procuratore capo del Tribunale per i minorenni, Lorenzo Tamborini, riferisce che la procura chiederà il rinvio a giudizio e il caso non sarà archiviato.
La procedura è stata avviata anche nell’intento di indagare più approfonditamente le condizioni psicologiche della giovane ed attuare misure di sicurezza affinchè non costituisca più pericolo per se stessa e per gli altri.
Si attende ora l’esito dell’udienza preliminare, prevista a breve.