22 settembre 2019
Aggiornato 16:00
In ricordo del 26 ottobre 1954

Sergio Mattarella e i 62 anni di Trieste italiana

La visita a Trieste per il solenne alzabandiera e quella a Gorizia per la battaglia del 1916. Il presidente della Repubblica e le celebrazioni di un evento storico, che ancora oggi emoziona e divide gli animi
Sergio Mattarella in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Sergio Mattarella in Piazza Unità d'Italia a Trieste Regione Friuli Venezia Giulia

TRIESTE - Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica, ha messo piede in Piazza Unità d’Italia alle 9:40 del 26 Ottobre. Data che segna i 62 anni di Trieste sotto il tricolore italiano, innalzato sui pennoni della piazza nella solenne cerimonia dell’Alzabandiera. Ad accogliere il presidente, una folla di studenti oltre che le autorità civili, militari e religiose. Presente il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi il generale Bruno Strano, comandante delle Forze Operative Nord Italia, il commissario di Governo Annapaola Porzio, la presidente della Regione Debora Serracchiani e il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.

Militari, studenti e assessori
Sull’attenti, e poi in parata lungo la piazza, i gonfaloni di Trieste, della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia e dei Comuni di Muggia, Duino Aurisina e San Dorligo della Valle, una compagnia interforze comandata da un ufficiale del Piemonte Cavalleria e la Brigata Alpina Julia, che ha emozionato gli astanti con la tradizionale fanfara. Oltre a i già citati, hanno presenziato i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d'arma, e gli studenti delle scuole elementari e medie Sacro Cuore, Corsi e dell'Istituto Nautico. 
Presenti anche gli assessori regionali Loredana Panariti, Mariagrazia Santoro, Gianni Torrenti, e il vicepresidente del Consiglio regionale Paride Cargnelutti.

La visita a Gorizia
Successivamente Mattarella si è recato a Gorizia per partecipare, insieme al Presidente della Slovenia, Borut Pahor, a una cerimonia in ricordo della ‘Presa di Gorizia’, avvenuta nell'agosto 1916 al termine della sesta Battaglia dell'Isonzo, tra le forze austroungariche e quelle del Regno d'Italia. Successivamente, Matterella e Pahor si sono recati a Doberdò del Lago (Gorizia) per l'inaugurazione del monumento ‘in Memoria dei soldati sloveni sul fronte dell'Isonzo 1915-1917’.

Il 26 ottobre
In questo stesso giorno, 62 anni fa, a Trieste venivano eseguiti i termini del Memorandum di Londra, e la cosiddetta ‘Zona A’ passava dall'amministrazione militare alleata all'amministrazione civile italiana. Un evento che ha segnato la fine di un’epoca, salutato dalla stampa ufficiale del tempo come un ritorno alla stabilità dopo la seconda guerra mondiale e un alternarsi frenetico di governi e bandiere. Un evento che desta ancora oggi emozioni ma riapre anche vecchie ferite, come l’esodo dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati dalla cosiddetta ‘zona B’, tagliata fuori dai trattati internazionali, oltre ai drammi delle deportazioni e delle foibe.

Le parole del presidente della Regione
«Dopo la Seconda Guerra mondiale – dichiara Debora Serracchiani -Trieste è stata l'ultimo lembo d'Italia a tornare alla Madrepatria, solo nel 1954, con ampio ritardo dopo incertezze e angoscia, sofferenze e vittime. Il saluto del Capo dello Stato è un riconoscimento alla forza con cui Trieste volle essere italiana».
Una visita simbolica, per il presidente, segno del prestigio di tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia: «L'arrivo di Mattarella nel capoluogo della Regione rende oggi testimonianza vera alla storia e alla prospettiva della crescita del ruolo strategico di Trieste e di tutto il Friuli Venezia Giulia a servizio del Paese e dell'Europa».