24 aprile 2019
Aggiornato 08:00
Per la rassegna “S/paesati”

“Social Comedy”: grande successo al Miela per la commedia sull’immigrazione

Sbanca al botteghino lo spettacolo di Maurizio Zacchigna. Un tema spinoso trattato con delicatezza, leggerezza e senza tralasciare le sfumature
Gli attori di Social Comedy
Gli attori di Social Comedy

TRIESTE - Sono solo in cinque, lavorano in una Onlus che si occupa di alloggiare e integrare richiedenti asilo, per lo più afghani e pakistani che provengono da zone di guerra. La direttrice coordina il sostentamento e le attività formative di novanta immigrati, ha sangue freddo e grande autorevolezza, tranne quando inciampa, (continuamente), e quando parla con Renzo, il suo collaboratore. Lui è disposto a morire per ciò in cui crede, sempre pronto a dar battaglia per questioni di principio, tranne quando esce dal suo personaggio. Perché non stiamo parlando di un fatto di cronaca, ma di una commedia. Non una commedia qualunque: qui i personaggi escono dal ruolo, e contestano all’autore il copione.

L’autore
Anche l’autore, quello in carne e ossa, è sul palco, ed è completamente disorientato. Come potrebbe non esserlo? Si è messo in un brutto guaio: una commedia sull’immigrazione, un tema su cui la gente non è più in grado di discutere, soltanto di urlare. Figuriamoci spendere dieci euro a teatro.
Così si esprime l’autore, Maurizio Zacchigna, una volta sceso dal palco: «Coloro che cercano di trovare rifugio nei nostri paesi per godere semplicemente dell’opportunità di non morire, per il senso comune rientrano in un’indefinita massa di stranieri indesiderati e, soprattutto, pericolosi. Qualunque intervento necessario a rispondere alle diverse problematicità viene vissuto come una babele di buonismi inaccettabili, soprattutto per gli occhi del cittadino europeo in crisi economica».

Un argomento che scotta
Il risultato è un’isteria totalizzante: quando si inizia a parlare di immigrazione non si riesce più a comunicare ma ci si arrocca in fazioni opposte. Da una parte c’è chi vede nel richiedente asilo un criminale che si permette di ‘rubare’ risorse agli autoctoni, unici detentori del diritto di vivere. Dall’altra incontriamo un zuccheroso atteggiamento di accettazione assoluta che non tiene conto di un problema: se i flussi migratori non vengono gestiti con grande attenzione, gli immigrati diventano un pericolo serio. Perché gli affamati sulle strade diventano criminali veri e le comunità odiate, isolate e ignoranti ci mettono poco a diventare i nemici in casa di cui tutti parlano.
Per questo nasce la Ics, la onlus di cui parla ‘Social Comedy’ e che a Trieste esiste veramente. L’accoglienza ai richiedenti asilo viene gestita atrraverso la pratica dell’ ‘accoglienza diffusa’, che usa risorse pubbliche per affittare appartamenti a piccole comunità autonome, non concentrazionarie. Si favorisce così il contatto coi vicini di casa, per ridurre le differenze e le diffidenze. Gli ospiti vengono seguiti, alfabetizzati, si cerca di trasformare i potenziali pericoli in risorse.

I richiedenti asilo
Queste persone hanno alle spalle storie tragiche, traumi che li rendono suscettibili e capaci di gesti estremi, come i due immigrati su cui si incentra la trama, due afghani omosessuali e innamorati, e per questo torturati e costretti a emigrare, separati. Non li vediamo sul palco, li ricostruiamo dai racconti dei protagonisti che sono italiani, così il pubblico può identificarsi e rendersi conto che sotto stress diventiamo tutti estremi e suscettibili. Non vediamo questi ragazzi afghani eppure li sentiamo presenti in sala, rissosi e appassionati, che si spingono fino ai cornicioni delle case con intenti suicidi. Quante volte li abbiamo letti, sui giornali? Quante volte abbiamo provato ribrezzo per un mondo che non vogliamo neanche provare a conoscere?

Una risata ci illuminerà
Un modo c’è, per portare ascolto e riflessione su argomento che ormai desta solo tensione e rabbia. Aprendo il sipario, spegnendo le luci, facendo ridere la gente a crepapelle. Guardando Social Comedy si ride forte e senza tregua, dall’inizio alla fine. È stata rappresentata solo due volte al Teatro Miela, il 27 e 28 ottobre, ma visto il successo al botteghino sono in previsione altre repliche, con date da definire. Perché il riso apre canali di comunicazione infiniti, non ha lingua e non ha razza, per questo svolge un lavoro necessario e, di questi tempi, urgente. La risata è come la spinta verso la sopravvivenza, non cambia col colore della pelle tranne quando diventa blu per il freddo, o trasparente per la fame. In quel caso, la voglia di sopravvivere può trasformarci tutti, afghani e italiani, in mostri da seppellire con le ruspe.