17 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Trieste Science+Fiction festival 2016

“Tutto su mio padre” - Adam Nimoy racconta Spock

In “For the love of Spock”, il figlio di Leonard Nimoy racconta il celebre vulcaniano e l’uomo che gli ha prestato le sembianze per cinquant’anni. Le curiosità, le tragedie, un lieto fine e una lezione per tutti
Adam Nimoy
Adam Nimoy

TRIESTE - «Lunga vita e prosperità!» saluta Adam Nimoy, in un italiano quasi perfetto, divaricando le dita nel noto saluto vulcaniano. È stato suo padre  Leonard a inventare quel gesto, che si ispira alla lettera ebraica ‘shin’, collegata alla divinità e appresa in sinagoga da piccolo, ora reiterata da milioni di fan di Star Trek. Solo uno dei colpi di genio di Leonard Nimoy, lo storico volto del dottor Spock, «Un uomo rinascimentale», come lo definisce suo figlio, non solo attore e icona pop ma anche fotografo, cantante, artista, falegname e regista di successo.
«Il mio primo desiderio – spiega Adam – è stato quello di non assomigliare a mio padre, ma non è stato facile perché sapeva fare di tutto. Solo a scuola non era mai stato bravo, per questo ho avuto una brillante carriera accademica, ho studiato legge e sono diventato un avvocato: lui non ci sarebbe mai riuscito. Ora sono un regista ma ci ho messo molto a capire che in realtà volevo essere come lui».
Adam ha portato al Trieste Science+fiction il documentario ‘For the love of Spock’, dove ricostruisce la vita di suo padre, artistica e privata.

Tutto sul Signor Spock
Sono molte le curiosità svelate: la difficoltà a costruire le orecchie a punta, la diatriba sulle sopracciglia arcuate e ‘sataniche’, inizialmente censurate nelle foto per non spaventare il pubblico cristiano. Un essere metà alieno e metà umano, un outsider con un conflitto interiore di emozioni terrestri e terrene, sepolte sotto un’implacabile razionalità. Schiavo della sua cultura d’origine e del suo dna, un essere che riesce a innamorarsi solo sotto l’effetto di una spora psicotropa. Un’icona sexy di nicchia, il sogno proibito di Angelina Jolie («un uomo così represso è una sfida, non so cos’avrei dato per scioglierlo un po’»). Il lato ieratico e spirituale del ‘triumvirato’ formato, oltre che da Spock, dal capitano Kirk (la parte corporea e istintiva), e dal tenente McCoy (il lato cinico e umoristico). Nella ‘mitologia’ di Star Trek, una combinazione tra i tre formerebbe l’uomo perfetto. Il dottore vulcaniano è stato fonte di ispirazione anche per diversi ingegneri aerospaziali, che hanno creato velivoli spaziali immaginando di avere le orecchie a punta.

Padre e figlio, da vicino
Un documentario che abbraccia anche la storia personale di Adam. I gravi contrasti in seguito al divorzio dei genitori, i milioni di fans che bussavano alla porta di casa ogni giorno e rubavano le piante del giardino come feticci. «A volte – ricorda Adam – mi sembrava di gareggiare con mille ragazzini estranei per avere l’attenzione di mio padre. Spesso vincevano loro». E poi la dipendenza da alcolici, tramandata da padre a figlio, e un silenzio tra i due durato quattro anni. Fino a una svolta inaspettata. Dopo solo un anno e mezzo dal matrimonio, Adam scopre che sua moglie ha un cancro in fase terminale. «A quel punto mio padre è stata la prima persona che ho chiamato, anche se eravamo estranei l’uno per l’altro. Allora mi ha dato tutto il sostegno che avevo sempre desiderato, è diventato la persona più importante della mia vita».

Terapia singola e di gruppo
Leonard Nimoy è morto nel 2015, un anno e mezzo fa. Ho visto suo figlio due volte: alla presentazione pubblica e alla conferenza stampa, dove mi è sembrato leggermente più sottotono. Paragonando Star Trek al fenomeno Beatles inizia a cantare: «Help me if you can, I’m feeling down». Chissà se si sente davvero abbattuto come nella canzone. Ha appena ricostruito la figura paterna in un documentario, ha portato a termine in qualche mese ciò che in psicanalisi richiede anni. Ha condiviso ricordi con tutti quelli che ha intervistato, dall’ex equipaggio della serie classica al nuovo interprete del personaggio, Zachary Quinto.
Quanto può essere terapeutico, tutto questo? È lui stesso a rispondermi: «Ci sono ancora dentro. L’elaborazione del lutto è ancora in corso e ho voluto affrontarla in un modo unico, dividendo quello che provavo con tutti coloro che hanno amato mio padre. Arriverà un momento  in cui mi lascerò alle spalle ‘l’amore di Spock’, e inizierò un nuovo capitolo della mia vita. Adesso ci sto ancora lavorando».
«Questa è una storia a lieto fine – continua Adam - c’è stata una vera riconciliazione e se non fosse andata così non ne avrei mai fatto un documentario. Dopo averlo visto, molti mi hanno ringraziato dicendo ‘credo che adesso riprenderò i rapporti con mio padre’. Io ci sono arrivato col mio percorso di riabilitazione, per me sono stati utili i 12 passi. A qualcun altro è bastato guardare il mio film, ed è la cosa che in assoluto mi rende più felice».