27 ottobre 2021
Aggiornato 09:00
Dal Carso all’Isis

Da Trieste passa il traffico d’armi verso l’Europa

Un esperto di terrorismo parla del capoluogo giuliano come sbocco dei traffici balcanici. Dal Fvg forse sono transitate anche le armi usate alla strage del Bataclan

TRIESTE - La rotta balcanica è piena di armi. Lo conferma al quotidiano ‘Il Piccolo’ Marco Lombardi, professore di Gestione del rischio alla Cattolica di Milano ed esperto in terrorismo.
Questo alla luce dell’operazione resa nota il 16 novembre, in cui 10 persone, sospettate di traffico d’armi, sono state arrestate in Serbia, tra Sombor e Apatin, punto strategico di connessione con Croazia e Ungheria. Gli arrestati erano in possesso di un cospicuo arsenale di armi ed esplosivi, secondo il Ministero il maggiore sequestro di armi in Serbia dal 2000 a oggi.

Trieste ponte dei traffici con l’Est
Lombardi dichiara che la rotta balcanica (anche se chiusa ai profughi medio orientali) è ancora un’arteria importante per il traffico di armi, droga ed esseri umani, e il principale sbocco italiano (e occidentale), più che Gorizia è Trieste.
Colpevole la conformazione del territorio, che facilita il passaggio a chi vuol entrare senza passare per i controlli: una vera sfida per le forze dell’ordine, che tuttavia hanno portato a casa svariati successi. È il caso del carico d’armi sequestrato a Fernetti nel 2011, forse proveniente dal Montenegro, e dell’auto slovena fermata a Pese con dentro un piccolo ‘arsenale’.
Da quando la Slovenia è entrata nell’Ue, la frontiera si è spostata, e la polizia italiana può solo effettuare controlli di retrovalico, ma tra Slovenia e Italia si è instaurato un rapporto di collaborazione. Trieste è comunque un luogo di transito, non di permanenza, come è stato messo in luce anche da un servizio delle ‘Iene’ che, su consiglio di un trafficante reale, hanno dismostrato che è molto semplice entrare a  Trieste con carichi illeciti di qualunque tipo.

Un ‘collo di bottiglia’
È altresì probabile che le armi usate nella strage del Bataclan siano passate proprio per il Friuli Venezia Giulia, tanto che dal numero di matricola delle armi si è dedotto che la produzione è avvenuta in Serbia alla fine degli anni 80.
Proprio lo scorso anno, inoltre, è stato scoperto il transito di 800 fucili nel porto di Trieste, che dalla Turchia venivano trasportati verso il Belgio. In quell’occasione, Lombardi si è dichiarato soddisfatto, perché finalmente veniva posta l’attenzione su Trieste come «collo di bottiglia», passaggio stretto attraverso cui sarà possibile intercettare una buona parte dei traffici d’armi internazionali, alcuni dei quali destinati al terrorismo in tutta Europa.