25 settembre 2018
Aggiornato 03:00

Test medici a Servola: alta tossicità ma campione ridotto

Il report ha analizzato le urine degli abitanti del quartiere confrontandoli con i dati di Guardiella. I valori dei biomarcatori sono quasi doppi. Polli: “L’area a caldo dev’essere chiusa”

TRIESTE - Un test comparativo, quello effettuato dall’Asuits e dall’Università, nei quartieri di Servola e Guardiella, ugualmente trafficati e con caratteristiche simili, a differenza della prossimità alla Ferriera. Il dato più allarmante consiste nell’analisi delle urine: a Servola ci sono valori di malonidialdeide doppi rispetto a Guardiella, e quantità molto più preoccupanti anche di deossiguanosina. Le parole usate da Ranieri Urbani, docente di biochimica all’università di Trieste, sono state: «premalattia» e «stress ossidativo», che possono condurre a numerose patologie tra cui il cancro e sono collegabili con la vicinanza alla fabbrica.

Il campione
Purtroppo l’adesione dei cittadini al test è stata molto bassa: solo 62 abitanti di Servola e 51 di Guardiella, e Riccardo Tominz, direttore della Struttura complessa igiene, sanità pubblica e prevenzione ambientale dell’Asuits specifica subito che il campione non è rappresentativo, ma fornisce un’idea generale. Ammette tuttavia che le caratteristiche ambientali di Guardiella sono pressoché identiche a quelle di Servola, quindi la Ferriera potrebbe essere la discriminante.

‘Biomarcatori’
Le analisi in questione sono raccolte nel report ‘Indicatori di stress e inquinamento industriale. Analisi di un contesto a forte insediamento produttivo’, che non contiene solo analisi mediche ma anche uno studio preliminare sul benessere fisici, sociale e psicologico su 400 triestini tra i 35 e i 69 anni. Sono stati rilevati solo disturbi del sonno dal punto di vista fisico e difficoltà di concentrazione sul versante psicologico, per il resto (a parte la scarsa soddisfazione logistica dei servolani) nessuna forbice significativa. I dati ‘chimici’ sono arrivati solo di recente e hanno rilevato un surplus di sostanze denominate ‘biomarcatori’ dello stress, in grado di provocare conseguenze genetiche come la formazione di tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative.
Il sindaco Dipiazza e l’assessore comunale Luisa Polli riconoscono che si tratta dei primi dati scientifici, per quanto non del tutto probatori, di un disagio ambientale che potrebbe evolversi in disagio clinico, e ribadiscono (ancora una volta) la necessità di chiudere l’area a caldo.