21 ottobre 2018
Aggiornato 03:30

Il Consiglio regionale ha ricordato Zanfagnini

Da assessore fu direttamente coinvolto nella difficile fase della ricostruzione del Friuli terremotato, affiancando il presidente Antonio Comelli
Piero Zanfagnini
Piero Zanfagnini (Diario di Udine)

TRIESTE - Piero Zanfagnini, consigliere regionale dal 1973 al 1990, scomparso qualche giorno fa, è stato ricordato in Consiglio regionale dal presidente Franco Iacop.
Nel 1980 assunse la delega di assessore alle Finanze e alla Programmazione, che mantenne anche dal 1983 al 1985 come vicepresidente della giunta regionale, un ruolo che lo coinvolse direttamente nella difficile fase della ricostruzione del Friuli terremotato, affiancando il presidente Antonio Comelli.
«Della sua attività di consigliere - ha detto Iacop - va ricordata la brillante ed efficace oratoria e le sue competenze giuridiche che lo portavano spesso a confrontarsi con i funzionari regionali nel perfezionamento dei testi legislativi che era chiamato a seguire nelle Commissioni consiliari e in Aula».
Aveva ereditato dal padre, l'onorevole Umberto, protagonista della lotta partigiana e della rinascita democratica del Friuli, una sensibilità politica nata dalle frequentazioni con personalità di primo piano della Costituente, come Pietro Calamandrei e Tristano Codignola che parteciparono a diverse manifestazioni pubbliche a Udine.

Nella formazione di Zanfagnini, accanto all'ideale politico e sociale, non mancò una costante attenzione verso letteratura e arte, coltivate sulla memoria del poeta Emilio Girardini e del fratello Giuseppe, che fu parlamentare e ministro, ai quali la famiglia era particolarmente legata.
Aderì giovane al Partito Socialista con uno spirito che lo portava a ricercare sempre, con amici e avversari, il dialogo e il confronto, anche quando la pensava diversamente.
Pur avendo riversato per tanti anni tutte le sue energie nella politica e nell'Amministrazione pubblica, dedicava sempre alla famiglia i momenti liberi. Era persona riservata e rigorosa, ma affrontava le situazioni con una passione sincera, non nutriva rancori nei rapporti umani e sapeva anteporre gli interessi generali a quelli particolari.
Dal 1986 al 1988, uscito dall'Esecutivo, guidò il Gruppo consiliare regionale del PSI e nel 1990 si candidò al Comune di Udine, venendo eletto sindaco della città, primo socialista dopo Giovanni Cosattini, sindaco della Liberazione.
Da segretario regionale del partito venne coinvolto nel 1993 in un'inchiesta sul finanziamento pubblico. Con l'etica che lo contraddistingueva si dimise da sindaco, nonostante gli inviti a rimanere alla guida del Comune, e tre anni dopo arrivò l'assoluzione con formula piena.
Lasciata la politica attiva e ripresa a tempo pieno la professione forense, venne eletto presidente dell'ordine degli avvocati di Udine, operando con lealtà e collaborazione con i colleghi e l'autorità giudiziaria e partecipando alla vita pubblica cittadina senza ricoprire ruoli, nonostante fosse stato sollecitato a ricandidarsi a sindaco.

Negli ultimi anni guidò con passione e dedizione l'Orchestra filarmonica, consolidato punto di riferimento culturale per Udine e poi l'Associazione amici di Don Emilio De Roja, confermando l'attenzione verso le persone in difficoltà che per lui, cattolico, era anche una testimonianza di fede e anello di congiunzione con i valori in cui credeva.
Del suo mandato di sindaco va ricordato il completamento del teatro Giovanni da Udine, che venne inaugurato nel 1997 e che Zanfagnini considerava uno dei traguardi più importanti per la città.
«Per queste motivazioni - ha concluso Iacop - lo ricordiamo, nell'Aula che lo vide attento protagonista per 17 anni, con le stesse parole pronunciate nel 1984 dall' onorevole Loris Fortuna in occasione della commemorazione del padre: "è stato lo specchio della severità, del rigore e dell'onestà dei socialisti friulani».
Ai figli Luca ed Elisabetta, ai fratelli, alla nuora e ai nipoti è stato trasmesso il cordoglio del Consiglio regionale, che ha rispettato un minuto di raccoglimento.