26 agosto 2019
Aggiornato 11:00
Nell’ambito di Euradria 2016

A Trieste metà delle badanti senza contratto, soprattutto le italiane

Dati sui lavoratori transfrontalieri raccolti in uno studio cofinanziato dall’Unione europea. Panariti: “Il primo passo per creare uno spazio tristatale, una rete di relazioni e scambio di buone pratiche, utili alla qualità del lavoro”
Primi dati statistici sulle badanti a Trieste
Primi dati statistici sulle badanti a Trieste

TRIESTE - Il 32% delle badanti a Trieste viene dall’Ucraina, l’11% dalla Romania. Al terzo posto la Moldavia con l’8%, a seguire la Croazia col 5%. Il 48,7% di queste lavoratrici, poco meno della metà, lavora senza un regolare contratto, e il fenomeno è più diffuso tra le italiane rispetto alle straniere.
Sono solo una parte di quelli che vengono definiti i lavoratori transfrontalieri, le statistiche esposte sono parte di un nuovo progetto cofinanziato dall’Unione europea, presentato nell’ambito di Euradria 2016. Lo studio ha l’intento di monitorare i flussi tra le regioni di confine tra Italia, Slovenia e Croazia, «flussi che finora non sono stati studiati a dovere – sottolinea l’assessore regionale al Lavoro, Loredana Panariti – ora siamo in grado, grazie a questi primi studi, di affrontare in modo rigoroso e scientifico».

Un punto di partenza comune
Lo studio sulla domanda e sull'offerta delle badanti nel capoluogo giuliano è stato curato dal team di ricerca coordinato dalla professoressa Maria Chiara Passolunghi dell'Università di Trieste, con la collaborazione di Rado Fonda, esperto statistico dell'Amministrazione regionale e Michele Berti, in rappresentanza del Consiglio sindacale interregionale (Csir), oltre alla compartecipazione della Regione e del Comune. I dati possono avere molteplici utilità, «magari all'interno dei Centri per l'impiego, agli sportelli comunali o in altri luoghi – suggerisce Panariti - affinché si crei in questo spazio tristatale una rete di relazioni e scambio di buone pratiche, utili alla qualità del lavoro. Un passo importante che permette di dotarci di strumenti di lavoro fondamentali che possono essere il punto di partenza comune di Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia ».