21 agosto 2018
Aggiornato 15:30

Forza Italia: “La giunta Serracchiani ha messo in ginocchio la sanità in Fvg”

Attese raddoppiate per le visite specialistiche e pronto soccorso inefficiente. I consiglieri regionali di Fi e la coordinatrice Savino elencano i fallimenti dei servizi sanitari in regione dopo la riforma della sanità
Riccardo Riccardi, Sandra Savino, Roberto Novelli e Rodolfo Ziberna
Riccardo Riccardi, Sandra Savino, Roberto Novelli e Rodolfo Ziberna (Diario di Trieste)

TRIESTE - «Facile parlare con le slide, millantando la moltiplicazione dei pani e dei pesci. La realtà è un’altra: la sanità del Fvg era una delle eccellenze in Italia, ora è in rapido declino: negli ultimi anni i tempi di attesa per le visite specialistiche sono raddoppiati». Così i consiglieri di Forza Italia riassumono la riforma della sanità messa in atto dalla giunta Serracchiani, commentandone gli effetti in una conferenza stampa tenutasi il 30 dicembre. Presenti la coordinatrice regionale di Forza Italia Sandra Savino e i consiglieri regionali Riccardo Riccardi, Rodolfo Ziberna e Roberto Novelli.

Disservizi assortiti
«Siamo arrivati al punto in cui un utente ha dovuto chiamare la Polizia per poter prenotare una visita specialistica a causa di un tumore – rivela Riccardi - senza contare tutti gli operatori che sono in un tale stato di insofferenza che arrivano ad andarsene». In una bacheca, allestita in Regione dai consiglieri, sono stati raccolti una serie di articoli che testimoniano le varie e non sempre lineari fasi dell’andamento della riforma: «Per quanto riguarda la Centrale Unica del 118 – puntualizza il consigliere forzista - nel 2013 si annuncia la Centrale Unica di Palmanova, nel gennaio 2014 si parla di un taglio dei tempi per la sua realizzazione, per poi arrivare al gennaio del 2016 quando si prospettava un’apertura per l’autunno. Siamo a fine anno e ancora non si è visto niente». Riccardi pone inoltre l’attenzione sulle gravi carenze di personale al pronto soccorso, servizio che, specialmente a Trieste, viene erogato dopo attese anche di otto ore per i codici bianchi. Il fatto è stato segnalato in questi giorni anche da Nicola delli Quadri, presidente Asuits.

Hub and spoke
Novelli, invece, commenta il sistema dell’hub and spoke, ovvero unire 2 ospedali in 1, come Latisana e Palmanova: «La dislocazione delle ambulanze sul territorio è insufficiente, per non parlare della Centrale Unica del 118 che si trova nella situazione paradossale in cui sembra che i sistemi radio non comunichino tra loro, mancano più di venti infermieri che devono ancora essere formati, senza contare che si allungheranno i tempi di attesa, perché non tutti gli infermieri hanno la conoscenza completa del territorio». Novelli segnala anche una carenza di assunzioni riguardanti persone con disabilità «Fatto che testimonia il pressapochismo di questa amministrazione».

Dall’ospedale al territorio
«L’assessore Telesca ha annunciato di voler spostare la sanità ‘dall’ospedale al territorio’ – dichiara Ziberna - parole che tutti abbiamo interpretato come rafforzamento dell’assistenza domiciliare. Invece, non solo i pazienti sono dimessi prematuramente, ma vengono anche lasciati a sé stessi quando tornano a casa».
Bisogna invece rispettare la legge regionale 7/2009 della giunta Tondo, che prevede tempi ragionevoli per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e, qualora questi siano eccessivi, dà il diritto di accedere alle visite specialistiche, diagnostiche, di laboratorio e chirurgiche presso le strutture private, mantenendo in carico all’utente il solo costo del ticket.

Decisioni avventate
La coordinatrice Savino, invece, si scaglia contro i Cap dell'ospedale Maggiore: «Inaugurati in pompa magna ma al momento chiusi, senza medici e infermieri. Registro che si tagliano 100 posti letto poi però vengono fatte le convenzioni con le case di cura, non c'è una logica in tutto questo». In generale, l’errore che si imputa alla riforma e alla giunta Serracchiani è l’intenzione di voler rivoluzionare un sistema consolidato con in mente un’idea astratta, senza tenere conto delle conseguenze. «Non si possono prendere decisioni avventate – conclude Savino – su un settore come quello del Pronto soccorso, dove un malfunzionamento o un ritardo di dieci minuti può costare la vita a una persona».