18 agosto 2019
Aggiornato 19:30
Regione e immigrazione

Lauri: “No al Cie di Gradisca, sì all’accoglienza diffusa per i migranti”

Il consigliere regionale di Sel sui centri di identificazione ed espulsione: “Irrispettosi dei diritti umani e simili alle carceri, non si distingue tra chi ha commmesso reati e chi ha perso il lavoro”

TRIESTE - Il Ministro dell'Interno del Governo Gentiloni, con una circolare ministeriale, manifesta la possibilità che vengano riaperti in ogni regione italiana quei Centri di identificazione ed espulsione che gli ultimi governi avevano chiuso. Così risponde Giulio Lauri, consigliere regionale di Sinistra ecologia libertà per il Friuli Venezia Giulia: "Il modello concentrazionario dei Centri di identificazione ed espulsione per la gestione dell'accoglienza dei migranti è fallito e riportarlo in vita, oltre che irrispettoso dei diritti umani, sarebbe un errore anche dal punto di vista della sicurezza. In Friuli Venezia Giulia lo sappiamo bene perché abbiamo dovuto gestire per molti anni la presenza sul nostro territorio del Cie di Gradisca, e i cittadini alle ultime elezioni regionali hanno votato per una coalizione che aveva fra i punti qualificanti del programma proprio la chiusura di quel centro, obiettivo perseguito e realizzato dalla giunta Serracchiani. È importante ora garantire lo stesso impegno».

Come in carcere
"I fatti di cronaca accaduti ieri e l'altra notte nel veneziano in un cosidetto Centro di prima accoglienza a Cona (per struttura e configurazione straordinariamente simile al Cie di Gradisca) – prosegue Lauri -  non fanno che confermare il fallimento di modelli di accoglienza ‘concentrazionaria’ in grandi strutture con standard di vivibilità e salute peggiori di quelle previste dalle norme di legge che regolano la costruzione e la conduzione delle carceri. Inaccettabile soprattutto il regime di assenza di libertà a cui sono sottoposti gli ospiti indipendentemente da quali siano state le cause per cui non hanno il permesso di soggiorno, fatto che ha causato rivolte e problemi di ordine pubblico».

Soluzioni proposte
A questo proposito, secondo il consigliere, sarebbe sensato modificare gli articoli 13 e 14 del Testo unico sull'immigrazione, che non opera distinzioni tra i migranti non regolari per reati compiuti in Italia e quelli che invece si sono semplicemente ritrovati a perdere il lavoro.
In sostanza, Lauri non ritiene che la riapertura di un Cie possa mettere al riparo da potenziali terroristi, che possono essere direttamente riaccompagnati alla frontiera, e propone un’altra soluzione: «il Governo dovrebbe prendere a modello il Sistema di accoglienza diffusa che si sta sperimentando in Friuli Venezia Giulia, riducendo sensibilmente i disagi dovuti alla relativamente elevata presenza di migranti negli ancora pochi Comuni che aderiscono già al sistema».