26 agosto 2019
Aggiornato 00:00
Enti locali

Panontin: "La fuoriuscita del Comune dall'Uti è un provvedimento nullo'

La Regione prende posizione e critica l'atto di Cisint. Critici anche il la segretaria regionale del Pd Fvg, Antonella Grim, e Francesco Martines, responsabile enti locali del partito che bollano la scelta come 'leghista'
Il sindaco Cisint con la presidente Serracchiani
Il sindaco Cisint con la presidente Serracchiani Regione Friuli Venezia Giulia

MONFALCONE – C’era da aspettarselo. Inutile far finta di nulla. Il fatto che città importanti come Trieste, Monfalcone e Pordenone siano passate in mano al centrodestra metteva in serio dubbio la permanenza di questi Comuni nelle Unioni Territoriali Comunali. Un po’ per opportunità politica, un po’ per dare un segnale di discontinuità con il passato, era solo questione di tempo. E così, dopo il primo ‘squillo’ arrivato da Paularo, l’uscita dall’Uti del Basso Isonzo di Monfalcone ha fatto certamente più rumore.

Una scelta che sta facendo esultare il centrodestra, che lo considera il primo atto della deframmentazione di una riforma, quella degli enti locali, mai condivisa, e gridare allo scandalo il centrosinistra, che punta il dito sulla scarsa correttezza istituzionale e sulle possibili ricadute per i cittadini. «Un sindaco dovrebbe avere come prima cura l'interesse del suo Comune e dei suoi cittadini, invece‎ per Cisint vengono prima gli ordini di scuderia della Lega. Tutto questo non è all'altezza della tradizione istituzionale dei nostri amministratori». Lo afferma l'assessore regionale agli Enti locali Paolo Panontin, «Quanto ai ventilati timori di 'rappresaglie politiche' manifestati da Cisint, questo la dice lunga - continua Panontin - sul modo in cui il sindaco interpreta il suo ruolo: è salita sullo scranno più alto del Comune solo per sparare con più forza contro la Regione, e ritiene che anche gli altri siano come lei». «La riforma degli Enti locali può essere discussa e contestata anche legittimamente ma‎ non è accettabile - ha aggiunto Panontin - che si spappoli un territorio‎ solo per fare campagna elettorale».

Per l'assessore «la natura esclusivamente politica dell'atto di Cisint e' chiara, perché il Comune, una volta determinata in piena autonomia la propria appartenenza all’Unione ed approvato il relativo statuto,ne resta vincolato per legge. La 'fuoriuscita' del Comune di Monfalcone dall’Uti di appartenenza è un provvedimento nullo, e quindi - ha concluso - non idoneo a produrre effetti». Critici anche il la segretaria regionale del Pd Fvg, Antonella Grim, e Francesco Martines, responsabile enti locali del partito. «Far uscire il comune di Monfalcone dall’Uti è una scelta dannosa che peserà sui cittadini e che distrugge la storia di questo territorio, da sempre baricentro nella gestione dei servizi alle persone». Lo affermano. Secondo Martines «Anna Maria Cisint si è tolta il cappello da sindaco e ha indossato quello della leghista: far uscire il comune di Monfalcone dall’Uti è una decisione illogica, ideologica e dannosa. A Monfalcone la giunta comunale ha scelto di anteporre la battaglia politica in vista delle regionali al dovere istituzionale e al bene dei cittadini».