26 agosto 2019
Aggiornato 12:00
scuola

Grim: «Gli assessori facciano meno conferenze stampa e lavorino di più»

L'ex assessore e oggi consigliere Pd a Trieste: «Brandi e Lodi la smettano di scaricare i problemi dell’edilizia scolastica sugli altri e comincino a fare sul serio come abbiamo fatto noi»
Diario di Trieste

TRIESTE - «Registro la solita mancanza di correttezza istituzionale: Brandi e Lodi la smettano di scaricare i problemi dell’edilizia scolastica sugli altri e comincino a fare sul serio come abbiamo fatto noi». Lo afferma Antonella Grim, consigliere Pd a Trieste, ex assessore all’Educazione, replicando alle critiche delle due esponenti della Giunta Dipiazza alla precedente Amministrazione comunale sul tema dell’edilizia scolastica, esposte oggi in una conferenza stampa. Secondo Grim «i problemi di un parco scuole così vetusto come quello triestino sono tanti e noti da anni, e ogni Amministrazione comunale deve farci i conti, trovando giorno dopo giorno risorse e soluzioni, che sono molto difficili, come ho avuto modo di vedere in prima persona. Gli assessori della Giunta Dipiazza organizzino conferenze stampa per raccontare ai triestini cosa fanno per le scuole, non quello che non riescono a fare. Anzi, facciano meno conferenze stampa e lavorino di più, visto che il livello di attività amministrativa è basso».

Il confronto con il passato
«La Giunta Cosolini ha fatto molto per il settore dell’educazione – sottolinea Grim -. Ricordo la preventiva bonifica delle pavimentazioni dal vinil-amianto, il percorso pluriennale di ristrutturazione degli asili e delle scuole dell’infanzia 0-6, e le numerose opere di ristrutturazione: il Dante, la De Tommasini-Kosovel, la De Marchi-Gherbez, la Nuvola Olga. E’ evidente – continua – che i problemi ci sono e ci saranno sempre, ma vanno risolti passo passo senza fare a scaricabarile, anche perché spesso ci si trova davanti a progetti che iniziano in un modo e che poi, in corso d’opera, devono essere rivisiti, rimodulati, potenziati, perché subentrano degli imprevisti. E’ responsabilità di chi governa trovare le soluzioni, come facevamo noi, e non limitarsi a dire che è colpa degli altri. Il nostro metodo era chiaro: tra non fare un’opera e iniziarla con le risorse che c’erano a disposizione in quel momento, noi sceglievamo di iniziarla, consapevoli che poi avremmo dovuto lavorare per reperire ulteriori fondi e portare avanti i lavori».