21 agosto 2019
Aggiornato 13:30
cronaca

"Ocio" alle inchieste, arriva "Report" in salsa triestina

Tre studenti di Trieste hanno avviato un progetto di inchiesta giornalistica con lo scopo di approfondire diverse tematiche e fenomeni sociali e politici della città. La prima video-inchiesta è incentrata sul nuovo regolamento di polizia urbana

TRIESTE – Si ispirano a Report, ma pescano unicamente dalla realtà locale. Il loro progetto di inchiesta giornalistica – 'L' O.C.I.O.’, ossia occhi critici per indagini obiettive – vuole approfondire fenomeni sociali e politici della città di Trieste. Ma quello che più preme a Simone Modugno, Emiliano Tull Visioli e Liam McCourt – studenti che toccano quota 60 anni in tre – è di rendere fruibili queste tematiche ai ragazzi della loro età. La loro prima video-inchiesta, pubblicata a metà marzo, è incentrata sulla proposta per il nuovo regolamento di polizia urbana di Trieste, in particolare sul provvedimento che vieterebbe di chiedere ed elargire elemosina. «Era da tempo che volevamo muoverci nel mondo del giornalismo – spiega Modugno, che frequenta il primo anno della Facoltà di Letterature, comunicazione e spettacolo a Trieste – Così abbiamo deciso di buttarci in questa avventura per raccontare la città ai nostri coetanei». I tre, dall’inizio, si sono confrontati su come suddividere il lavoro. «Io conosco le basi del montaggio e delle riprese video, ma siamo tutti sullo stesso piano – dice –. Ora stiamo pensando di allargare la nostra squadra».

Presente e futuro
Nella video inchiesta c’è tutto quello che può stimolare la curiosità del pubblico: interviste, vignette, musica. Ma sempre in chiave locale. Per le vignette satiriche, infatti, sono state scelte quelle di Vile&Vampi, un gruppo di disegnatori triestini, e per la colonna sonora, un brano di OrlySad & JayRah, duo musicale originario di Trieste. «Report potrebbe essere il nostro modello di riferimento – continua Modugno – ma il filo conduttore resta il nostro territorio e quello che accade qui». Al momento stanno pianificando il prossimo lavoro. «Il primo esperimento ci ha portato via circa due mesi – spiega ancora – Le difficoltà? Trovare contatti e soprattutto riuscire a parlare con alcune persone, ma abbiamo capito in cosa possiamo migliorare». Se dovesse dare un voto alla loro prima inchiesta… «Un 7. Speravamo di riuscire a sentire qualche voce in più, ma siamo contenti per gli effetti che ha avuto». No, nessuna denuncia, nessuna polemica accesa. Sono però riusciti nel loro intento: far conoscere il tema anche a chi «non avesse alba». E conclude: «Abbiamo suscitato la curiosità di molti giovani e vogliamo continuare in questa direzione».