25 agosto 2019
Aggiornato 02:30
La conferenza

Il Museo Civico di Storia Naturale ricorda de Marchesetti

In occasione della ricorrenza della sua morte, avvenuta il primo aprile del 1926, l'Associazione di Grafologia italiana ricorderà il grande uomo di cultura scientifica triestina
Comune di Trieste

TRIESTE - «Il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, sorto nel 1846, e la Società Adriatica di Scienze Naturali costituitasi nel 1874, sono due fari accesi all’idealità della Scienza da un manipolo di pionieri, e segnano il risveglio degli studi naturalisti a Trieste in tempi fortunosi. A questi due gloriosi Istituti è legata in gran parte l’opera, la fama e la gloria di Carlo de Marchesetti, decano e nestore dei naturalisti della Venezia Giulia del suo tempo, e forse ultimo degli Umanisti della Scienza». Così nel 1950 scriveva il professor Carlo Lona nel ricordo di Carlo de Marchesetti. Ed oggi il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste vuole ricordarne la memoria, in occasione della ricorrenza della morte avvenuta il 1 aprile del 1926, con una conferenza in collaborazione con l’Associazione di Grafologia Italiana sede di Trieste. Venerdì 31 marzo, alle 18, nella sala incontri del Museo Civico di Storia Naturale di via dei Tominz 4, si cercherà di capire il carattere di questo grande uomo della cultura scientifica triestina di fine ottocento - inizio novecento anche attraverso aneddoti e curiosità della sua vita. Sarà un'occasione non solo per ricordare un grande uomo ma anche una parte importante della storia della cultura scientifica triestina.

La storia di de Marchesetti
Carlo de Marchesetti diresse più di ogni altro il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, dal 1876 al 1921, e in questo lungo periodo abbracciò lo studio di tutte le discipline scientifiche, dalla zoologia alla geologia, dalla paleontologia, all’archeologia e all’antropologia, senza dimenticare la sua passione principale, la Botanica. Infatti, quando la Municipalità lo mise a riposo offrì, al suo successore Mario Stenta, la disponibilità di occuparsi ancora del Civico Orto Botanico. Fu così investito della carica di direttore onorario che ricoprì, recandosi quotidianamente a lavorare, fino all’anno della sua morte.