22 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
L'intervista

Serracchiani: «Ho sacrificato il mio matrimonio per la politica: ora ho un nuovo amore»

La presidente del Fvg si racconta a Vanity Fair: «La politica? Non è tutta la mia vita. Non penso di lasciarla adesso ma sicuramente ha una data di scadenza»
La presidente della Regione, Debora Serracchiani
La presidente della Regione, Debora Serracchiani Diario di Trieste

TRIESTE – La fine del suo matrimonio dopo 5 anni, la (mancata, ma non accantonata) maternità, la politica. Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, si racconta, a cuore aperto, in un’intervista a Vanity Fair. Sempre determinata e sicura. Poi quel pianto in consiglio regionale («Per questo incarico ho sacrificato le cose a cui tenevo di più») aveva svelato una parte di sé sconosciuta ai più. Il legame con Riccardo Chiappa, dopo 5 anni di matrimonio e altri 20 di convivenza, è finito pochi mesi fa. «Questo ultimo incarico è stato l’esperienza più ricca ma anche impegnativa e totalizzante che io abbia mai avuto. Con Riccardo in questi anni siamo cresciuti, maturati ma ci siamo anche allontanati e di certo il fatto che io ci fossi poco non ha aiutato. Un giorno, dopo 24 anni insieme, mi ha comunicato che se ne andava, che non mi amava più e che si era innamorato di un’altra. Non è stato facile per me, ero sconvolta, anche perché non avevo avuto da lui alcun segnale di crisi, o forse ero io troppo assorbita per accorgermene». Sono stati i troppo impegni a rendere tutto più complicato. «Forse non eravamo forti abbastanza. Certo è che la nostra società non è preparata culturalmente e logisticamente ad accogliere un forte impegno fuori casa della donna. Non c’è riunione politica che sia fissata prima delle otto e mezzo di sera, perché prima gli uomini sono impegnati; peccato che sia anche l’orario in cui una donna che ha famiglia avrebbe altro da fare».

Donne e politica
Il mondo della politica, con le donne, sembra essere ancora più aggressivo. «Le donne, in quanto soggetti più deboli e minoranza, diventano capri espiatori nei periodi di maggiore crisi sociale, culturale, etica, come l’attuale. E poi il fatto che oggi ce ne siano di più in politica spaventa. Non siamo preparati culturalmente ad avere la parità; sarebbe bello che un giorno si scegliesse una donna solo per i meriti e non anche perché donna» commenta. Poi, la presidente del Fvg parla di maternità. Rimpianti? «Non è mai stata come una necessità. Poi quando un pensiero tanti anni fa ce l'ho fatto, lui non li ha voluti. Dopo ho avuto incarichi sempre più impegnativi, a Udine non avevamo cuscinetti familiari e non avrei fatto un figlio per farlo crescere a un estraneo. Oggi però a un figlio ci penso molto di più, soprattutto dopo l’interruzione del rapporto con mio marito, e in un modo che non mi aspettavo. Quando devi fare da sola tutto quello che prima facevi in coppia, penso alle vacanze ma anche alla spesa al supermercato, ti viene da pensare: «Accidenti però, se avessi un figlio mi sentirei meno sol. Questo pensiero l’ho sicuramente avuto. Adesso però tutta questa sofferenza è superata, penso addirittura mi abbia fatto bene (…) Ho voltato pagina e sto vivendo una storia nuova che mi prende molto, come non avrei mai pensato, e che mi rende felice».

Un nuovo amore
«E' più giovane, ma solo di qualche anno. Appassionato di politica, non impegnato direttamente. Dopo una vita insieme alla stessa persona, sto affrontando un’esperienza di coppia nuova e alla mia età lo si fa con una consapevolezza e intensità che sicuramente a vent’anni non avevo». L'idea di fare un bambino, quindi, non è stata completamente accantonata, «ma ho un’età per cui non potrò prendermi ancora molto tempo per pensarci. Un figlio è un pensiero che sta sullo sfondo di una vita già molto piena, e non sarei così egoista da farlo per un mio bisogno e poi non starci - conclude -per la prima volta arrivo a dire che la politica non è tutta la mia vita, e questo mi fa stare meglio con me stessa e con gli altri. Non penso di lasciarla adesso ma sicuramente ha una data di scadenza».