26 agosto 2019
Aggiornato 11:30
la visita

Serracchiani: «La comunità ebraica è componente della nostra identità»

La presidente del Fvg, nel corso di una visita alla Sinagoga e ai locali della Comunità ebraica del capoluogo regionale, ha incontrato il presidente della Comunità, Salonichio e il rabbino capo Meloni
La presidente della Regione, Debora Serracchiani in visita alla Sinagoga
La presidente della Regione, Debora Serracchiani in visita alla Sinagoga Regione Friuli Venezia Giulia

TRIESTE - «La comunità ebraica di Trieste ha un ruolo rilevante non solo per la città ma tutta la regione, come punto di riferimento storico, culturale, religioso e come componente incancellabile della nostra identità collettiva». Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia, nel corso di una visita alla Sinagoga e ai locali della Comunità ebraica del capoluogo regionale. Ad accogliere Debora Serracchiani sono stati il presidente della Comunità, Alessandro Salonichio, il rabbino capo Alexander Meloni, e una delegazione composta, tra gli altri, dai responsabili della scuola ebraica, Nathan Israel, dell'amministrazione, Davide Belleli, e dei beni culturali, Livio Vasieri. Al centro dell'incontro, che è avvenuto a dieci anni dalla precedente visita fatta dall'allora presidente Riccardo Illy, il mantenimento delle tradizioni e della cultura ebraica, la necessità della conservazione della memoria della Shoah ma anche il recupero del vasto patrimonio bibliografico e le necessità della scuola ebraica di Trieste.

Educazione e formazione
La Comunità di Trieste è una delle quattro in Italia (oltre a Milano, Torino e Roma) a gestire un istituto che offre a un
centinaio di bambini (non solo di religione ebraica) i servizi di scuola primaria parificata (la "Marco Tedeschi" con 57 alunni), ma anche di nido d'infanzia e di scuola materna (la "I. S. Morpurgo"). Come ha spiegato Salonichio, si tratta di un'attività che «siamo fieri di portare avanti, perché crediamo che rappresenti l'unico modo per darci un futuro. Vogliamo migliorare ulteriormente il livello educativo dell'istituto perché, pur essendo piccolo, è attrattivo, come dimostra la crescita nelle iscrizioni degli ultimi anni. Per riuscirci è però necessario uno sforzo organizzativo ed economico rilevante». «E' importante - ha confermato Serracchiani - che la Comunità continui ad avere una scuola ebraica, che tenga alti i livelli
della formazione e accompagni lo sviluppo di tutti i bambini che la frequentano. Per la Regione è significativo poter collaborare a migliorare e offrire sempre più servizi e possibilità ai nostri ragazzi e alle loro famiglie
». La presidente ha quindi annunciato di voler portare la scuola ebraica all'attenzione del ministro dell'Istruzione e ha segnalato le opportunità offerte dai 'progetti speciali' sostenuti dalla Regione nell'ambito della formazione.

Dialogo
Nel ribadire il «ruolo rilevante della Comunità ebraica a Trieste e in Friuli Venezia Giulia», la presidente ha sottolineato che essa «è molto dinamica, ha solide relazioni con le istituzioni, ma soprattutto è aperta al dialogo e al confronto con le altre religioni». Una caratteristica positiva evidenziata anche dal rabbino Meloni: «Dobbiamo impegnarci affinché la Comunità sia sempre più integrata nel tessuto sociale e contribuisca ad arricchirlo sotto tutti i punti di vista, pur continuando a mantenere una propria identità». Durante l'illustrazione dell'archivio e della biblioteca, che comprende documenti risalenti al 1700 scampati alle devastazioni durante l'occupazione nazista e bisognosi di catalogazione e restauro, Serracchiani ha invitato a verificare la possibilità di una collaborazione con l'Istituto per il Patrimonio culturale. In questa circostanza è stata anche ricordata la figura dell'ex presidente della Comunità, nonché assessore comunale di Trieste alla Cultura, Andrea Mariani, scomparso a soli 50 anni nel 2013. Nel corso della visita alla Sinagoga, il responsabile dei beni culturali della Comunità, Livio Vasieri, ha spiegato che «è una delle più grandi d'Europa, inaugurata nel 1912 per rispondere alle necessità di culto di una Comunità fiorente, che avrebbe raggiunto l'acme nel 1938 con quasi seimila componenti. L'edificio, progettato dagli architetti Ruggero e Arduino Berlam, ha uno stile definito genericamente 'siriaco', che però accoglie caratteristiche proprie delle chiese cristiane, presentando navate, rosoni e cupole. Per realizzarlo sono state usate tecniche e materiali all'avanguardia per l'epoca, come il cemento armato, e con la cupola tocca i 38 metri». Vasieri ha infine indicato la presenza di un organo, molto usato all'inizio del Novecento.