17 agosto 2017
Aggiornato 17:00
Arte e sociale

Trieste, al Magazzino delle idee la mostra «Tu mi sposerai»

Dal 23 giugno fino al 2 luglio apertura della mostra-omaggio a Gigetta Tamaro. Venerdì 23 e sabato 24 giugno alle 18 due giorni di incontri pubblici dal titolo «Due storie di architettura»

La mostra di Gigetta Tamaro al Magazzino delle idee (© Ufficio Stampa Magazzino delle idee)

TRIESTE - Riflettere sulle responsabilità collettive e sul ruolo dell’architettura nella conservazione delle eredità e dell’identità culturali è al centro di un doppio appuntamento fissato per venerdì 23 e sabato 24 (alle 18) nell’ambito della mostra «Tu mi sposerai», l’omaggio all’architetto, all’artista e alla donna Gigetta Tamaro in corso fino al 2 luglio al Magazzino delle Idee di Trieste con oltre cento opere originali, in gran parte inedite, tra progetti, modelli, disegni, schizzi, sculture, collagés e fotografie. La due-giorni di incontri organizzati dall’ERPaC dal titolo «Due storie di architettura» prende spunto da temi attuali che nascono dalla mostra stessa: la ricostruzione. Tra i progetti in mostra ne figurano due, quello per la «Ricostruzione dei Suks di Beirut» e quello per il «Municipio di Osoppo» a cui Gigetta Tamaro ha lavorato, rispettivamente, nel 1994 e nel 1979. Proprio a partire dal ruolo dell’architettura nella ricostruzione, venerdì alle 18.00 è atteso al Magazzino delle Idee l’intervento dell’architetto e docente Benno Albrecht, Direttore della Scuola di Dottorato dell’Università IUAV di Venezia, che terrà una conversazione pubblica sul tema di come progettare la ricostruzione in Siria.

La ricostruzione della Siria
L’Università IUAV di Venezia ha posto al centro della sua attività di ricerca e progettazione ormai da alcuni anni il tema della ricostruzione in Siria. La cancellazione delle città, dei monumenti e dei paesaggi, fino all’annientamento dell’identità culturale, che ha fatto da sfondo al dramma umano non pone più alla cultura solo i problemi tecnici e le alternative consuete ad ogni programma di restauro e/o trasformazione. Normalmente dopo una catastrofe si doveva operare in un arco molto ampio di scelte che andava dal tradizionale modo di agire «com’era e dov’era», fino alla reinterpretazione in un nuovo linguaggio delle memorie del passato. Oggi, in un mondo globalizzato in cui ogni trasformazione produce effetti imprevisti, la restituzione di un ambiente antropizzato, ricco delle tracce delle nostre prime civiltà, non può non collocarsi all’interno del principio di una sostenibilità che introduce nuovi parametri e nuove tecniche che richiedono un approccio completamente nuovo. Benno Albrecht racconterà al pubblico il più grande e articolato progetto sulla ricostruzione italiana in Siria, un lavoro che in questi anni ha già prodotto convegni, workshop e convenzioni con le Nazioni Unite. Dalla prossima settimana a Venezia parte il progetto W.A.Ve che riunirà centinaia di docenti e studenti da tutto il mondo, con i migliori architetti del Medio Oriente per avviare un processo culturale a supporto della rinascita di questo territorio, una volta terminato il conflitto. «Uno degli argomenti di stringente attualità nel campo dell’impegno civile ed in quello operativo dell’architettura – spiega Benno Albrecht, direttore scientifico del workshop - è come affrontare le conseguenze degli urbicidi, della violenza deliberata verso le città, della loro distruzione e della cancellazione intenzionale della memoria collettiva di pietra: dal caso Siria si vogliono delineare nuove strategie di ricostruzione delle città offese dalla follia degli uomini».

Il caso del Friuli
Sabato 24 giugno, sempre alle 18, protagonista della tavola rotonda sarà invece la ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976. Interverranno Adalberto Burelli, progettista dei Municipi di Meduno, Montenars e Osoppo, Roberto Pirzio Biroli, progettista dell’ampliamento del Municipio di Venzone e ricostruzione di un isolato a Resiutta e a Nuova Portis di Venzone e Daniela Omenetto, autrice del Portfolio interattivo «Itinerari tra le nuove architetture della ricostruzione», con la moderazione di Luciano Semerani, che è anche curatore della mostra La ricostruzione del Friuli terremotato, ancora oggi esemplare nel quadro delle esperienze italiane, può essere ancora una volta riconsiderata soprattutto per l’autonomia delle singole scelte operate, tecniche e stilistiche insieme, coerenti con una politica di rispetto delle diverse identità e persino dei diversi metodi di progettazione urbanistica e architettonica sviluppati dai professionisti scelti dagli Enti Locali. La mostra al Magazzino delle Idee è visitabile fino al 2 luglio, tutti i giorni dalle 10 alle 19.00, con chiusura il lunedì.