11 dicembre 2018
Aggiornato 11:30

Lauri, no a un Centro per il rimpatrio a Gradisca d'Isonzo

L'assessore Torrenti ha raccolto la proposta del consigliere affermando che la Regione segnalerà quanto prima le inadeguatezze della struttura di Gradisca, richiamando il giudizio dato a suo tempo dai tecnici del Servizio sanitario regionale
Lauri, no a un Centro per il rimpatrio a Gradisca d'Isonzo
Lauri, no a un Centro per il rimpatrio a Gradisca d'Isonzo (Regione Friuli Venezia Giulia)

GORIZIA - «La struttura dell'ex Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo è incompatibile con il rispetto dei diritti umani. Lo ha certificato l'autorità sanitaria regionale prima che venisse chiuso, nel 2014, ma da allora nessun lavoro significativo è stato fatto per rendere la struttura compatibile: la Regione lo faccia presente al Governo, perché nessuna linea guida ministeriale che a legislazione vigente provi a rendere umana la permanenza in un Centro per il rimpatrio potrà cancellare questa condizione che ha una natura strutturale». Lo ha chiesto all'assessore regionale Gianni Torrenti Giulio Lauri, consigliere regionale di Sel-Fvg, intervenendo durante i lavori della VI Commissione consiliare sull'ipotesi di una prossima realizzazione di un Cpr a Gradisca da parte del Governo e ricordando i contenuti della relazione sulle condizioni igienico-sanitarie all'interno del Cie fatta dalla locale Azienda sanitaria nel 2014.

 

«Noi rimaniamo fermamente contrari a realizzare a Gradisca un Cpr, così come siamo stati contrari al Cie che infatti nel 2014 è stato chiuso - ha continuato Lauri -. Ma anche indipendentemente da come la si pensi sulla possibilità di gestire nel rispetto della Costituzione e dei diritti umani un Cpr, e qui la decisione spetta allo Stato, una cosa è certa: quella struttura, così com'è, ha degli standard molto inferiori a quelli che lo Stato stabilisce per un carcere e la Regione, che ha invece una competenza diretta sulla verifica delle caratteristiche igienico-sanitarie degli edifici, non può voler accettare che persone siano trattenute sul suo territorio in strutture non compatibili con il rispetto dei diritti umani, persino se il trattenimento viene disposto dallo Stato.»

L'assessore Torrenti ha raccolto la proposta del consigliere affermando che la Regione segnalerà quanto prima le inadeguatezze della struttura di Gradisca, richiamando il giudizio dato a suo
tempo dai tecnici del Servizio sanitario regionale.