20 gennaio 2021
Aggiornato 07:30
L'interveto

AR: Ret, sul Punto Franco di Trieste ora tocca alla Regione

"Per passare dal potenziale all'attuazione, serve un piano regionale per lo sviluppo dell'area portuale che deve essere sostenuto da fondi consistenti. Non basta l'annuncio, questa è, forse, la più grande sfida per la Trieste di domani"

TRIESTE - «Il Punto Franco è una conquista storica, epocale. Ma per ora siamo a metà del guado. Servono investimenti importanti per potenziare i servizi, la viabilità e la logistica. Adesso tocca alla Regione». Così Giorgio Ret, consigliere regionale di Autonomia Responsabile, nell'esprimere «soddisfazione ed entusiasmo per un traguardo storico, tuttavia dobbiamo tenere i piedi ben piantati a terra e comprendere che il decreto che dà attuazione al regime speciale costituisce semplicemente l'innesco di un processo che deve essere seguito con molta attenzione».

«Il Punto Franco sulla carta riduce i costi, garantisce più servizi e alimenta una ripresa occupazionale di grande rilevanza. Per passare dal potenziale all'attuazione, serve un piano regionale per lo sviluppo dell'area portuale che deve essere sostenuto da fondi consistenti. Non basta l'annuncio, questa è, forse, la più grande sfida per la Trieste di domani. Dobbiamo vincerla tutti assieme, a prescindere dalle appartenenze. La Regione deve sostenere il Comune e lavorare per dare una prospettiva a Trieste. Significativo - così ancora Ret - che il Punto Franco decolli proprio a poche settimane dalla celebrazione dei 300 anni dalla nascita di Maria Teresa d'Austria. La regina, con straordinaria lungimiranza, aveva gettato le basi per lo sviluppo della nostra città, e aveva individuato nel Punto Franco un aspetto imprescindibile per la crescita di Trieste. Finalmente, dopo tre secoli, quel progetto, ovviamente rivisto in chiave moderna e innovativa, esce dai cassetti polverosi della storia e si manifesta nella sua grandiosità. Per ora, solo sulla carta. Presto, auspicabilmente, anche nei fatti».