20 novembre 2017
Aggiornato 10:30
Palazzo Costanzi

L'arte del ricamo tradizionale palestinese in mostra alla Sala Veruda

L'esposizione è dedicata all’arte secolare del ricamo tradizionale palestinese, lavorazione tipicamente femminile, nata dall’abilità e dal senso artistico delle donne palestinesi, che ancora oggi la mantengono viva

Un'immagine della mostra (© Comune di Trieste)

TRIESTE - Sarà inaugurata domani, alle 18.30, alla Sala «Veruda» di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2, dietro il Municipio), dove resterà aperta fino al 3 settembre, la mostra "Il ricamo tradizionale palestinese - storie di donne", che sarà affiancata da una serie di iniziative collaterali (incontri, proiezioni, musica e letture poetiche) che si svolgeranno presso la stessa mostra e in altre sedi. L’esposizione, organizzata a Trieste dall'Associazione Salaam Ragazzi dell'Olivo, con il supporto del Comune e in collaborazione con altri soggetti del territorio e con la Comunità Palestinese di Lombardia, e già esposta nel 2016 proprio a Milano, al Museo delle Culture (MUDEC) del capoluogo lombardo, è dedicata all’arte secolare del ricamo tradizionale palestinese, lavorazione tipicamente femminile, nata dall’abilità e dal senso artistico delle donne palestinesi, che ancora oggi la mantengono viva. Nelle abili mani delle ricamatrici gli abiti scuri, di origine contadina e non, si trasformano in capi coloratissimi e di grande bellezza, riproducendo geometrie simboliche ed elementi tipici della natura dei luoghi, oltre che riferimenti alla tormentata storia di questo popolo.

Tra storia e tradizione
Storie di donne naturalmente e, a un tempo di bimbi, di giovani, di vecchi; nel complesso, di una tradizione popolare che affonda nei secoli e resta anche oggi custode di una feconda espressione artistica e civile. Una tradizione solidissima, che all’arte assomma inevitabilmente un carattere identitario fortemente sentito tanto in Palestina quanto nell’esilio forzato dei campi profughi, dove a milioni i Palestinesi sono costretti a vivere.
Un’arte antica dunque e, nel contempo, il «manifesto» di un popolo che racconta di luoghi, di città, di villaggi, tanti dei quali oggi distrutti, ma ben vivi nella memoria di chi ci viveva (spesso infatti i ricami riportano le forme o qualche caratteristica delle località distrutte). E costituisce pure - nelle fasi della produzione, e poi anche della commercializzazione degli abiti così prodotti - un momento di coesione nazionale dove i differenti stili regionali testimoniano della varietà culturale e anche religiosa del popolo palestinese. Il ricamo – che adorna l’abito ma anche le scarpe e gli altri accessori del vestiario – diventa quindi il riflesso di un complesso mosaico territoriale, sociale e civile. Un tutt’uno sullo sfondo delle tre religioni monoteiste che rende la Palestina eccezionale epicentro religioso. Ma anche un mezzo simbolico e mediatico per esprimere uno spirito di resistenza che non si rassegna.

Iniziative collaterali
Gli organizzatori dell’iniziativa, che l’hanno definita «un’occasione della massima importanza per far conoscere la cultura e le caratteristiche – così poco note e pochissimo spiegate – di un popolo che aveva da sempre le sue storiche radici in questa terra, oggi sottratta e ridotta ai minimi termini», hanno quindi illustrato le varie iniziative collaterali che «correderanno» la mostra. Tra le quali un incontro su «Il ricamo palestinese: coesione sociale e resistenza» (giovedì 17, alle 18, presso la mostra); «prove pratiche di ricamo» al Giardino di via San Michele (22 e 23 agosto, dalle ore 10), la proiezione del lungometraggio «Ricucendo la Palestina» (giovedì 31, alle 20.30. allo Spazio Giovani di Androna degli Orti 4/2); lettura di poesie e musica palestinese (3 settembre, alle 18, presso la mostra, nella sua giornata conclusiva). (vedi anche depliant-programma dettagliato, allegato). La mostra, a ingresso libero, con orario feriale e festivo 10-13 e 17-20, rimarrà aperta fino a domenica 3 settembre.