25 settembre 2017
Aggiornato 02:30
il caso

Volontariato per richiedenti asilo, Ics e Caritas: «Inimmaginabile una maggioranza così divisa»

Don Alessandro Amodeo e Gianfranco Schiavone in un comunicato congiunto: «Affermare di essere contrari ad una attività di volontariato realizzata da dei rifugiati, come da chiunque, è semplicemente privo di senso»

Gianfranco Schiavone (© Youtube)

TRIESTE - Attività di volontariato per i richiedenti asilo? Il sindaco Dipiazza apre, il vicesindaco Roberti chiude. In mezzo, Ics e Caritas, le associazioni che si occupano dell'accoglienza in città, che trovano la situazione "grottesca e impensabile». Ieri, su Facebook, è apparso un comunicato in cui le associazioni spiegano come stanno le cose. «Nonostante l’apertura del primo cittadino di Trieste verso un tavolo di collaborazione e di confronto costruttivo e concreto, il dibattito politico innescato dagli esponenti locali della Lega Nord sull'attività di volontariato dei richiedenti asilo ha raggiunto livelli impensabili e, di fatto, grotteschi - spiegano don Alessandro Amodeo e Gianfranco Schiavone nel comunicato - Impensabili, perché mai avremmo immaginato che la maggioranza dell’amministrazione comunale fosse divisa in questo modo; grotteschi, perchè affermare di essere contrari ad una attività di volontariato realizzata da dei rifugiati, come da chiunque, è semplicemente privo di senso tanto più quando dette esternazioni hanno come unico obiettivo quello di gettare discredito su persone di cui, nello stesso tempo e in modo ugualmente strumentale, si lamenta la presunta passività». 

La precisazione
«Fondazione Caritas e ICS intendono precisare nuovamente che le attività di volontariato dei rifugiati si svolgono alle stesse condizioni e sulla base delle stesse normative previste per i cittadini italiani- si legge ancora - nessuna attività è retribuita ed eventuali contributi pubblici, come quelli messi a disposizione dalla Regione già da alcuni anni a favore dei comuni coinvolti sono finalizzati esclusivamente all'acquisto dei materiali necessari, alla copertura assicurativa (prevista dalle leggi sul volontariato) e alla realizzazione dei brevi corsi di sicurezza, anch'essi previsti dalla vigente normativa. Nessuna risorsa pubblica è destinata ad alcuna attività degli enti di accoglienza».