12 novembre 2019
Aggiornato 11:00
scuola

Gabrovec: «Lo sloveno come seconda lingua nelle scuole è un'opportunità»

Il consigliere regionale della Slovenska skupnost/Pd e vicepresidente del Consiglio regionale: «Stupisce e spiace molto dover leggere le reazioni negative della destra triestina a ogni ipotesi di previsione di introduzione dell'insegnamento della lingua e cultura slovena nelle scuole italiane»
Igor Gabrovec
Igor Gabrovec

TRIESTE - «Stupisce e spiace molto dover leggere le reazioni negative della destra triestina a ogni ipotesi di previsione di introduzione dell'insegnamento della lingua e cultura slovena nelle scuole italiane. Il ministro Valeria Fedeli è stata molto chiara: ha parlato della semplice 'possibilità' di introdurre lo sloveno come 'seconda lingua straniera' laddove lo richiedano le stesse famiglie. Parliamo quindi di un'opportunità da cogliere da parte di chi ne ravvisi l'interesse, mai di un'imposizione. Se vogliamo, una buona occasione affinché i giovani possano crescere con un'infarinatura leggermente più complessa della storia e della cultura di questo crocevia d'Europa».

La storia
Ad affermarlo è il consigliere regionale della Slovenska skupnost/Pd e vicepresidente del Consiglio regionale Igor Gabrovec, che aggiunge: «Chi si scaglia contro lo sloveno evidentemente vive con lo sguardo rivolto al passato, quando le rispettive identità linguistiche, culturali e nazionali erano motivo di scontro, anche feroce. Quando gli sloveni era "s'ciavi" e niente di più. Gli sloveni di queste terre sono invece autoctoni da almeno quindici secoli, da sempre perfettamente (almeno) bilingui. Hanno subito in particolare nel secolo scorso persecuzioni e umiliazioni di ogni tipo». Basti pensare al fascismo che già nel luglio 1920 - ancora prima di salire al potere - incendiava e distruggeva impunemente il Narodni dom, allora centro polifunzionale sloveno, dell'odierna via Filzi a Trieste. «Ne seguì una scia di sangue che sfociò in una vera e propria pulizia etnica, con la proibizione dell'uso della lingua slovena nelle scuole, nella vita pubblica e perfino nelle chiese, con l'italianizzazione forzata dei nomi, cognomi e toponimi sloveni, per arrivare all'incarcerazione e all'assassinio di quanti si opponevano a tutto ciò ancora prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale».

La testimonianza
«A chi in questi giorni si scaglia con furore contro l'ipotesi di prevedere l'insegnamento facoltativo della lingua e della cultura slovena consiglierei la lettura di qualche opera dello scrittore triestino e sloveno Boris Pahor, che a 104 anni continua a testimoniare con energia, perseveranza e ostinazione cosa abbia significato e cosa significhi tutt'oggi essere uomini liberi e europei in una splendida e gloriosa città di nome Trieste-Trst-Triest».