8 luglio 2020
Aggiornato 06:00
politica

Migranti, Tondo: « Promuovo la linea Minniti, ma ora passi dalle parole ai fatti»

Il capogruppo di AR in Consiglio regionale, all'indomani della visita del ministro dell'Interno Marco Minniti a Trieste: «Ha garantito una seconda Commissione per la verifica dello status dei richiedenti asilo e maggiori poteri alla Regione e al territorio, adesso deve agire conseguentemente»
Renzo Tondo, capogruppo di AR in Consiglio regionale
Renzo Tondo, capogruppo di AR in Consiglio regionale Diario di Trieste

TRIESTE - «Disonesto intellettualmente chi non riconosce al ministro Minniti risultati incoraggianti. Invito tuttavia a non confondere i rimedi temporanei con la soluzione del problema migranti: il cambio di passo assicurato dal nuovo corso è innegabile, ma il dramma delle migrazioni è tutt'altro che scongiurato. Promuovo la linea Minniti, ma lo attendo al varco: ha garantito una seconda Commissione per la verifica dello status dei richiedenti asilo e maggiori poteri alla Regione e al territorio, adesso deve agire conseguentemente e passare dalle parole ai fatti. Entro 50 giorni, valuteremo i risultati della cura Minniti. Ovviamente, le buone intenzioni non bastano. Conta il risultato». Così Renzo Tondo, capogruppo di AR in Consiglio regionale, all'indomani della visita del ministro dell'Interno Marco Minniti a Trieste.

Positivo intervento di Minniti
Tondo sostiene che «a prescindere dall'appartenenza, è doveroso che un politico che ambisca a governare sia corretto nel valutare l'operato delle istituzioni. Il Pd e la sinistra hanno commesso molti errori, ma Minniti ha sicuramente tamponato un'emorragia. Abbassare la guardia sarebbe imperdonabile, ma alcuni incoraggianti passi sono stati compiuti: adesso serve un ulteriore sforzo corale che unisca tutti i livelli istituzionali. Non possiamo prescindere da più poteri e più risorse per la nostra regione, ma il piano di Minniti costituisce obiettivamente una buona base di partenza».

Problema a sinistra
Secondo Tondo, tuttavia, la nota stonata arriva «ancora una volta, dal coro di una sinistra evidentemente inadeguata ad assumere ruoli governativi, che ricorre a un lessico pericoloso, che ci fa tristemente ripiombare negli anni di piombo. Speravo che le Brigate rosse fossero solo un inquietante ricordo, ma leggere che il ministro dell'Interno viene definito "sbirro" o "fascista" è raggelante. I provocatori di professione che soffiano sul fuoco del conflitto sociale dovrebbero essere perseguiti con la stessa severità con cui ci occupiamo degli estremisti di destra». Tondo chiude: «Il populismo ha due facce. C'è quello destroide che viene, giustamente, stigmatizzato quotidianamente. Ridicolo chi banalizza problemi complessi e millanta soluzioni da osteria, ma parimenti patetico chi ci trascina in contese antistoriche. Il populismo rosso istiga alla violenza, e deve essere perseguito e condannato, anche penalmente».