25 agosto 2019
Aggiornato 03:00
il caso

Ferriera, Codega: «Dati sull'aria nei limiti di legge: non serve chiudere l'area a caldo»

Il consigliere regionale del Pd a margine della votazione delle mozioni presentata dal centrodestra e dal M5S che chiedevano la progressiva chiusura dell'area a caldo della Ferriera di Servola: «Responsabile primo della salute dei cittadini è il sindaco. Se, come egli sostiene, le condizioni ambientali sono proibitive, perché non procede a ordinanze urgenti per la chiusura?»
La Ferriera di Servola
La Ferriera di Servola Diario di Trieste

TRIESTE - «I dati esposti dall'Arpa sulle condizioni dell'aria nel quartiere di Servola (Trieste), regolarmente monitorati, nell'ultimo anno sono costantemente al di sotto dei limiti di legge previsti. Le condizioni pertanto, nonostante alcune criticità o sforamenti temporanei, non sono tali da dovere al momento interrompere definitivamente l'attività dell'area a caldo, con la conseguente perdita di lavoro per 450 operai oltre ai 150 dell'indotto». A dirlo è il consigliere regionale del Pd Franco Codega a margine della votazione delle mozioni presentata dal centrodestra e dal M5S che chiedevano la progressiva chiusura dell'area a caldo della Ferriera di Servola.

La responsabilità del sindaco
«Responsabile primo della salute dei cittadini è il sindaco della città. Se, come egli sostiene, le condizioni ambientali sono proibitive, perché non procede a ordinanze urgenti per la chiusura dell'area a caldo? Evidentemente non ci sono i presupposti. In realtà, la Giunta regionale e l'Arpa hanno messo a punto, a gennaio 2016, un'Autorizzazione integrativa ambientale (Aia) molto stringente, effettuano continue ispezioni e monitoraggi e intervengono con tempestive diffide in caso di inadempienze dell'Aia stessa. Altri interventi significativi sono previsti per migliorare costantemente l'ambiente. Non c'erano dunque i presupposti per mandare a casa 600 persone».