15 dicembre 2017
Aggiornato 05:30
porto di trieste

Bolzonello: «Il porto di Trieste deve essere un'opportunità per la piattaforma logistica del Fvg»

Lo ha detto il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia intervenendo a Udine alla Construction Conference 2017, una giornata di riflessione sui temi legati alla ri-globalizzazione promossa da Civiltà di Cantiere con associazione nazionale Costruttori edili (Ance), Camera di Commercio, Confartigianato e Confindustria udinesi.

Il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello (© Diario di Trieste)

TRIESTE - «Il porto franco di Trieste va inserito nel sistema regionale con una visione d'insieme delle opportunità che crea». Lo ha detto il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia, Sergio Bolzonello, intervenendo a Udine alla Construction Conference 2017, una giornata di riflessione sui temi legati alla ri-globalizzazione promossa da Civiltà di Cantiere con associazione nazionale Costruttori edili (Ance), Camera di Commercio, Confartigianato e Confindustria udinesi. «Alcune aziende potranno anche tentare di utilizzare i vantaggi del porto franco esclusivamente per operazioni fiscali individuali, ma non sarà questo il ruolo dell'area nel mercato regionale che saprà trovare il proprio equilibrio», ha proseguito Bolzonello, confermando che «il porto di Trieste deve essere percepito come una grandissima opportunità per la piattaforma logistica regionale unica, non come un fattore che penalizza alcuni territori della regione a favore di Trieste».

Attenzione al territorio nella sua complessità
In questa visione, Bolzonello ha rimarcato la necessità di dare al porto di Trieste la retroportualità di cui ha bisogno «mettendo in rete tutti gli interporti regionali». Una prospettiva che per Bolzonello deve comportare conseguentemente «l'ingresso dell'Autorità portuale nella governance degli altri interporti regionali, affinché possa guidare alcuni grandi processi capaci di leggere il territorio nel suo insieme e garantirne lo sviluppo socio-economico futuro». Al vicepresidente ha fatto eco l'assessore regionale alle Infrastrutture, Mariagrazia Santoro, che nella tavola rotonda con il presidente della Camera di Commercio, Giovani Da Pozzo, e il presidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon, ha ricordato le principali opere infrastrutturali realizzate o in cantiere in regione (terza corsia, nodo di Udine, rafforzamento dei raccordi ferroviari di San Giorgio e Monfalcone, velocizzazione della linea ferroviaria Trieste-Venezia, investimenti sulla stazione triestina di Campo Marzio) inserendoli in «una visione d'insieme in cui le infrastrutture sono state messe in connessione diretta con il sistema industriale per creare le condizioni per fare impresa».

Sguardo a est
Il convegno ha ospitato anche gli interventi di Lucio Caracciolo, direttore di Limes e di Zeno d'Agostino, presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, che hanno offerto una chiave di lettura complementare sulla strategia della Cina per la "nuova via della Seta" che prevede l'apertura di canali di traffico dall'est verso l'occidente, in una prospettiva di competizione "globale" con gli Stati Uniti. «La Cina - ha osservato Caracciolo, esperto di geopolitica - deve ancora scegliere come giungere al cuore dell'Europa e potrebbe farlo attraverso il Mediterraneo e l'Adriatico, a patto che l'Italia si proponga con una strategia univoca senza frammentazioni interne. La scelta se passare per Genova o Trieste non è questione che può essere risolta a livello regionale ma è una partita nazionale». Il porto di Trieste "è già pronto" secondo D'Agostino, che ha ricordato come l'atteggiamento protezionistico degli Stati Uniti abbia già imposto agli operatori portuali di dialogare con la Cina. In questo contesto, il porto di Trieste è ora collegato via ferrovia con Budapest e con il nord Europa, ma ciò che lo distinguerà in futuro è  «la presenza di intelligenza e capacità in quanto lungo la via della seta dovranno viaggiare cultura e innovazione imprenditoriale, non solo merci. Per questo la Cina verrà ad investire qui, perché vorrà collaborare con un tessuto imprenditoriale unico al mondo».