21 giugno 2018
Aggiornato 02:30
Cronaca | cronaca

Operazione 'ossicodone': Polizia di Stato arresta un medico e tre triestini

Nel corso della mattina del 18 ottobre la Squadra Mobile ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa della custodia cautelare agli arresti domiciliari: il dottore avrebbe indebitamente prescritto, con spese a carico del servizio sanitario, numerose ricette di medicinale a base di ossicodone

Operazione 'ossicodone': Polizia di Stato arresta un medico e tre triestini (© Lorenzo Zanolla)

TRIESTE - A conclusione di articolate e complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trieste, nel corso della mattina del 18 ottobre, la Squadra Mobile ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa della custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Gip di Trieste a carico di: G. B. S., nato in Croazia, classe 1963, medico, residente a Trieste; D. M., nato in Serbia, classe 1985, residente a Trieste; M. B., nato a Trieste, classe 1981; e M. L., nato a Trieste, classe 1996, studente.

Le indagini
B. S., è indagato per avere indebitamente prescritto, con spese a carico del servizio sanitario, numerose ricette di medicinale a base di ossicodone (il quale rientra tra le sostanze stupefacenti di cui alla tabella dei medicinali nella sezione D del D.P.R. 309/90), anche sottoscrivendo falsamente le medesime prescrizioni a nome di altri medici ignari e suoi sostituti, ovvero intestandole a pazienti ignari. Tutti gli altri, a vario titolo, indagati per delitto di spaccio di sostanza stupefacenti, per avere acquistato i medicinali e a loro volta ne hanno ceduto parte a terzi acquirenti tossicodipendenti. Le indagini sono state avviate a seguito di una segnalazione della locale Azienda Sanitaria su anomale prescrizioni di medicinali a base di ossicodone effettuate da alcuni medici. Dopo un’attenta analisi, l’attività si è concentra in particolar modo su due professionisti, il dottor G.B.S e un altro, quale sostituto del primo.

L'anomalia delle ricette
Le prime verifiche documentali effettuate avevano acclarato come fosse del tutto ingiustificata la mole di prescrizioni di medicinali a base di 'ossicodone' rilasciate sia a firma del dottor B. che del suo sostituto. In particolare venivano evidenziati come fruitori delle loro prescrizioni alcuni giovani tossicodipendenti locali e, considerando che i medicinali prescritti sono ordinariamente assunti da malati oncologici terminali a completamento della terapia del dolore, appariva fin da subito incomprensibile il loro abbinamento con tali soggetti. Anche le quantità di medicinale prescritto e la vicinanza temporale tra il rilascio di una ricetta e l’altra e sempre allo stesso fruitore risultavano assolutamente contrastanti e inadeguati rispetto a un qualsivoglia piano terapeutico. Peraltro, per come è emerso dai successivi accertamenti, è risultato che tali soggetti fruitori non sono stati sottoposti ad alcun piano terapeutico, nè erano assistiti del dottor B..

L'aumentare dei dubbi
È stata anche verificata l’esistenza di prescrizioni di più scatole di medicinale a base di ossicodone da 80 mg. per ogni singola ricetta, a volte effettuate addirittura un giorno dietro l’altro; tali verifiche documentali avevano confermato la necessità di dover approfondire le investigazioni in tale direzione. L’avvio delle indagini ha consentito di escludere responsabilità in capo al sostituto dell’indagato, il quale, reiteratamente, ha utilizzato impropriamente un timbro con l’intestazione del collega, nonché di altro sanitario per effettuare le prescrizioni del farmaco, così da indurre a ritenere che la prescrizione fosse stata effettuata da professionisti, in realtà ignari.

Un danno notevole per l'Asuits
Inoltre, sono stati monitorati i soggetti tossicodipendenti sopra indicati i quali, dopo essersi 'approvvigionati' dal dottor B. di ricette di medicinali a base di 'ossicodone', andavano in farmacia ad acquisire il prodotto prescritto, cedendone poi parte a terzi. Non solo, veniva altresì appurato come il dottor B. prescrivesse loro il medicinale anche compilando le cosidette ricette 'rosse' (che prevedono la gratuità del prodotto con costi a carico dell’Azienda Sanitaria) a nome di persone diverse e del tutto ignare. Gli elementi raccolti hanno, pertanto, consentito di cristallizzare incontrovertibili indizi di reità in ordine ai reati contestati. Il danno per l’Asuits (Azienda Sanitaria di Trieste), al momento, non è stato quantificato nel dettaglio, ma allo stato delle indagini si attesta intorno ai 40.000 euro. Gli arrestati, dopo gli adempimenti di rito, sono stati condotti presso le proprie abitazioni, per permanervi a disposizione della competente autorità giudiziaria