12 dicembre 2017
Aggiornato 09:00
A Trieste

Industria: il rilancio dell'area di crisi ha già creato 300 posti di lavoro

I numeri sono emersi dal punto che è stato fatto nei giorni scorsi in un incontro tra le direzioni centrali Attività produttive e Lavoro della Regione con le organizzazioni sindacali, che lo avevano richiesto nel corso dell'ultima riunione del tavolo sulla ferriera di Servola

Industria: il rilancio dell'area di crisi ha già creato 300 posti di lavoro (© Adobe Stock)

TRIESTE - Il rilancio dell'area industriale di crisi complessa di Trieste si è già tradotto nell'utilizzo dei 15 milioni stanziati dal Governo e oggetto del bando gestito da Invitalia e dei 13 milioni messi a disposizione dalla Regione mediante la legge Rilancimpresa e grazie ai quali sono già stati finanziati 36 progetti di ricerca e sviluppo per un valore di contributi concessi di 9,1 milioni di euro. Inoltre, ai 143 progetti di riconversione produttiva, finanziati con 24 milioni di euro di provenienza comunitaria, se ne sono aggiunti altri 12 per un valore di contributi pari a 1,4 milioni di euro. La stima complessiva da parte delle imprese beneficiarie è di 300 posti di lavoro creati, numero destinato a crescere via via che verranno evase le domande ancora pendenti su altri canali contributivi.

I numeri sono emersi dal punto che è stato fatto nei giorni scorsi a Trieste in un incontro tra le direzioni centrali Attività produttive e Lavoro della Regione con le organizzazioni sindacali, che lo avevano richiesto nel corso dell'ultima riunione del tavolo sulla ferriera di Servola. Sotto il profilo più strettamente attinente alle politiche del lavoro, è stata riferita l'individuazione di un bacino di circa 1.200 disoccupati che hanno lavorato nei 3 anni precedenti presso una delle aziende dell'area di crisi complessa triestina, dal quale le altre aziende insediate, ovvero le nuove, potranno attingere per nuove assunzioni, beneficiando di incentivi una tantum compresi tra 2.000 e 7.500 euro a seconda dei casi. Inoltre è stata illustrata la misura del trattamento di mobilità in deroga prevista per i lavoratori dell'area, misura della durata massima di 12 mesi, alla quale sono collegati anche dei percorsi formativi la cui programmazione potrà essere condivisa con le imprese.

Le organizzazioni sindacali hanno manifestato grande apprezzamento per gli aggiornamenti ricevuti, sollevando tuttavia alcune perplessità questione della scarsa rappresentatività prevista per le parti sociali nel nuovo consorzio di sviluppo giuliano, che ha preso il posto dell'Ezit. Dalle direzioni centrali della Regione è stato assicurato ai rappresentanti dei lavoratori che non vi è preclusione a forme di consultazione e coinvolgimento dei sindacati, mentre il comitato consultivo prevede la presenza di una rappresentanza delle aziende insediate perché supplisce all'esclusione dalle stesse dal novero dei possibili soci dei consorzi stessi.