24 ottobre 2018
Aggiornato 03:00

Serbia: un Paese che non ha spazio per l'ipocrisia

Si è svolta mercoledì 13 dicembre, presso l’Antico Caffè San Marco di Trieste, la presentazione della nuova guida firmata Lonely Planet ‘Belgrado e la Serbia’
Serbia: un Paese che non ha spazio per l'ipocrisia
Serbia: un Paese che non ha spazio per l'ipocrisia (Chiara D'Incà)

TRIESTE - Si è svolta mercoledì 13 dicembre, presso l’Antico Caffè San Marco di Trieste, la presentazione della nuova guida firmata Lonely Planet ‘Belgrado e la Serbia’.

Una nuova visione della Serbia
La soddisfazione per la nascita di questa nuova e aggiornata guida si riflette negli sguardi appagati di tutti i collaboratori dell’Ente Nazionale del Turismo della Serbia, in particolare in quelli della Direttrice Marija Labovic, presenti alla serata. «La Serbia si sta gradualmente aprendo, ottenendo così la possibilità di fare il suo» esordisce così il giornalista e scrittore Dušan Jelinčič durante il preludio alle parole dell’autore di questa dettagliata opera, Piero Pasini; il quale, girando in lungo e largo questo particolare e variegato Paese, ha racchiuso nella sua opera tutte le esperienze vissute durante il suo viaggio.

La grande varietà nella morfologia
«La Serbia possiede alcuni segreti che non si riescono a comprendere al primo impatto – sottolinea l’autore - ma riuscire ad aprire il forziere nel quale sono celati è uno degli obiettivi principali per un viaggiatore». Questo territorio, situato tra il Bassopiano Pannonico e la Penisola balcanica, si presenta in una miriade di sfaccettature differenti: basti vedere la variazione dell’ampiezza del Danubio, che passa dall’essere un fiume largo 150 metri al trasformasi in un’infinita distesa d’acqua nella quale perdersi e abbandonarsi alla meravigliosa veduta; oppure l’alternarsi di paesaggi montani e di pianura, in grado di creare un’eccezionale varietà di panorami mozzafiato.

Il viaggio come arricchimento
La tonalità emotiva del viaggiatore in Serbia subisce continuamente modifiche e cambi repentini, grazie alle continue novità e agli incessanti cambiamenti che caratterizzano queste zone. «Un paesaggio che stimola all’avventura e dona suggestioni uniche – continua così Pasini – il viaggio deve essere interpretato come un arricchimento personale che stimola noi stessi a fare chilometri in più ogni giorno». Necessario per conoscere la Serbia è l’essere disponibili ad ogni esperienza «Che sia bere grappa di prima mattina o andare ad una celebrazione in un monastero».

La gente incontrata lungo la strada
Le persone incontrate da Pasini durante il suo viaggio differiscono molto a seconda della fascia d’età: da quelli che hanno vissuto il periodo socialista alle generazioni che sono cresciute sotto i bombardamenti della NATO nel 99’, fino ai più giovani, cuore pulsante della Serbia attuale. «Ammiro i ragazzi serbi, perché stanno creando un nuovo futuro senza emulare alcuna cultura estera, come spesso accade in altri Paesi» dichiara l’autore. Da non perdere il festival estivo Exit, immagine della Serbia dei ragazzi, che rappresenta una vera e propria via d’uscita dal passato, senza comunque aver mai l’intento di cancellarlo o dimenticarlo. «L’ipocrisia non ha spazio nella gente serba – continua Pasini – nessuno si prende la delicatezza di limare le proprie opinioni per accontentare un terzo, questo è davvero apprezzabile».

Le guide come vademecum
Per terminare la presentazione l’autore di Lonely Planet sfata ogni mito dicendo «Partire per la Serbia non è pericoloso, tutto ciò che non si conosce viene spesso percepito con timore». Il viaggiatore deve immergersi totalmente nella sua avventura e pensare unicamente a ciò che sta facendo, senza volgere nemmeno per un istante lo sguardo a quando tornerà a casa. Le guide, per raggiungere questo obiettivo, sono indispensabili, poiché offrono una professionalità e accuratezza assolutamente introvabili da altre parti.