23 settembre 2019
Aggiornato 21:30
Trieste

Il Consiglio regionale commemora il 'Giorno della Memoria'

Iacop ha voluto sottolineare come si tratti di «una riflessione profonda, sentita, condivisa verso un dramma le cui ferite non potranno mai essere rimarginate, che rimarranno per sempre scolpite nella coscienza delle persone»
Il Consiglio regionale commemora il 'Giorno della Memoria'
Il Consiglio regionale commemora il 'Giorno della Memoria' Regione Friuli Venezia Giulia

TRIESTE - Il Consiglio regionale ha voluto commemorare il Giorno della Memoria, istituito con la legge 20 luglio 2000 n. 211 e simbolicamente fissato nel giorno in cui furono abbattuti i cancelli del lager di Auschwitz, e lo ha fatto con un intervento affidato al presidente Franco Iacop. «Sabato prossimo, 27 gennaio, in tutta Italia si terranno cerimonie e iniziative per quella che è stata la più grande tragedia che l'umanità ricordi: lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico nei lager nazisti. Un dramma che ha coinvolto anche migliaia e migliaia di deportati politici e militari, che vide la Germania continuare una guerra dissolutrice, anche dopo la battaglia delle Ardenne che portò alla sconfitta finale, contro il popolo ebraico, i Rom, l'omosessualità, il dissenso. Noi oggi qui, nell'Aula del Consiglio regionale, vogliamo dedicare al 'Giorno della Memoria' questo momento che non è una ritualità formale, ma che invece ci impone una riflessione profonda, sentita, condivisa verso un dramma le cui ferite non potranno mai essere rimarginate, che rimarranno per sempre scolpite nella coscienza di tutte le persone che si riconoscono negli ideali di pace, di fratellanza, di rispetto dei diritti umani».

In questo contesto è stata ricordata la nomina a senatrice a vita da parte del presidente Mattarella di Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento, reduce dell'olocausto, vittima delle leggi razziali naziste, deportata in Germania nel gennaio 1944 assieme al padre e internata nella sezione femminile del lager di Birkenau-Auschwitz. Liliana Segre non rivide più suo padre, che morì ad Auschwitz, e nemmeno i nonni paterni, anch'essi deportati e trucidati lo stesso giorno in cui arrivarono nel campo di sterminio. «Questa nomina - ha rimarcato Iacop - è un segnale forte che il Capo dello Stato ha voluto dare al nostro Paese affinché si faccia tesoro di come le sofferenze provocate dalla Shoah, tragedia collettiva dell'Europa, non abbiano mai più a ripetersi. Liliana Segre ha avuto nella sua vita diversi riconoscimenti: tra essi, il 27 novembre 2008 ha ricevuto la laurea honoris causa in Giurisprudenza dall'Università degli Studi di Trieste, città che ha subito la presenza della Risiera di San Sabba, utilizzata dai nazisti dopo l'8 settembre 1943 prima come campo di prigionia e poi, dal 4 aprile 1944, come campo di sterminio con la messa in funzione del forno crematorio. Risiera che nel 1965 è stata dichiarata Monumento Nazionale e nel 1975 è diventata Civico Museo. E tra le iniziative che in questi giorni si stanno proponendo, voglio segnalare la posa in quattro luoghi cittadini di Trieste, delle prime 16 pietre d'inciampo, blocchi di pietra ricoperti da una lastra di ottone con incisi i nomi di 16 deportati dai nazisti in campi di sterminio. Particolarmente significativo, tra i luoghi scelti, il porticato della Sinagoga di via San Francesco. Si tratta del primo passo verso la realizzazione di un ambizioso progetto nazionale per ricordare ogni singolo deportato nei lager. Ricordare le grandi tragedie collettive ci deve far pensare agli innocenti di oggi e al nostro dovere di migliorare il mondo che abbiamo trovato, nella consapevolezza delle esperienze devastanti che sono state vissute nel Novecento».

«Le nostre Istituzioni - ha detto ancora il presidente del Consiglio regionale - devono sostenere le 'scuole della memoria' che si costruiscono anche attraverso le visite conoscitive nei luoghi dell'Olocausto e consentono di fissare nella mente dei più giovani i campi in cui era racchiusa una umanità dolente. Ricordando la morte di milioni di ebrei diamo un insegnamento ai vivi sulla vita e la morte, la barbarie e la carità, perché l'obiettivo di noi tutti è di impedire che le tragedie del secolo passato possano diventare il futuro delle prossime generazioni. Dobbiamo ricordare che l'Italia è uscita dal nazifascismo e dal suo passato più buio combattendo la guerra di liberazione e facendo conoscere dure verità come l'applicazione delle leggi razziali ottant'anni or sono. Sono richiami di grande coinvolgimento, quanto mai necessari in un momento storico come quello che stiamo vivendo, che vede il ritorno di preoccupanti rigurgiti antisemiti e razzisti - nel nostro Paese, in Europa e nel Mondo - e che sta registrando la ripresa delle tensioni e delle violenze nel vicino Medio Oriente. Per guardare avanti, senza dimenticare, dobbiamo seguire il solco tracciato dalla nostra Carta costituzionale dove pace, rispetto delle minoranze, dignità, diritti umani, giustizia sono valori fondanti e irrinunciabili. Il nostro dovere ci porta a riflessioni inequivocabili contro l'antisemitismo e contro ogni violazione del principio di pari dignità ed uguaglianza davanti alla legge. Accanto alla Costituzione italiana lo ribadisce il secondo articolo del Trattato sull'Unione europea, che fonda i suoi valori sul rispetto della dignità umana e delle libertà fondamentali. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dalla non discriminazione delle minoranze, dalla giustizia, dalla solidarietà. L'Europa è soprattutto questo. Le ragioni del nostro stare insieme stanno lì, in quel fondamento di pace e civiltà che abbiamo il dovere di preservare e tramandare». L'Aula ha quindi rispettato un minuto di raccoglimento.