Cronaca | L'intervento

L’importanza del Giorno del Ricordo «contro giustificazionisti e riduzionisti»

A metterlo in evidenza è Renzo Codarin, presidente nazionale e del Comitato provinciale di Trieste dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia

L’importanza del Giorno del Ricordo «contro giustificazionisti e riduzionisti»
L’importanza del Giorno del Ricordo «contro giustificazionisti e riduzionisti» (G.G.)

TRIESTE - Il presidente nazionale e del Comitato provinciale di Trieste dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Renzo Codarin, interviene alla vigilia del Giorno del Ricordo, in programma sabato 10 febbraio, rimarcando come nel 2018, questa ricorrenza, assuma particolare significato con riferimento a due importanti anniversari. 

«Innanzitutto quest’anno - ricorda Codarin - ricorrono i cent’anni dalla fine della Prima guerra mondiale, che per tanti irredentisti giuliani, fiumani, dalmati e nel Regno d’Italia fu una Quarta guerra d’indipendenza che coronò finalmente il percorso risorgimentale con l’unione in un unico Stato nazionale di tutte le terre in cui risiedevano popolazioni di lingua, cultura e tradizione italica. Questo passaggio storico è importante per ricordare la profondità del legame fra la Venezia Giulia, il Carnaro, la Dalmazia ed il resto d’Italia, un legame radicato nei secoli e che fu violentato dalla pulizia etnica perpetrata dai partigiani di Tito alla fine della Seconda guerra mondiale che costrinse il 90% della comunità italiana alla triste via dell’esodo dopo le stragi delle foibeRicorrono, inoltre, i 70 anni della Dichiarazione tripartita con la quale Stati Uniti, Inghilterra e Francia, alla vigilia delle prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana del 18 aprile 1948, si impegnarono per la restituzione alla piena sovranità italiana del non ancora costituito Territorio Libero di Trieste nella sua interezza. La contrarietà sovietica e jugoslava a questa iniziativa - aggiunge - avrebbe condizionato la prestazione elettorale del Partito comunista italiano, il quale subordinava la tutela degli interessi nazionali all’osservanza delle direttive del Cremlino. La successiva uscita di Tito dal Cominform avrebbe trasformato il dittatore jugoslavo in un interlocutore del blocco occidentale nell’ambito della Guerra fredda e la Dichiarazione rimase lettera morta, vanamente sbandierata dagli esuli nelle loro rivendicazioni»

«Ricordare questi ed altri episodi (pensiamo all’adesione di centinaia di istriani e dalmati ai moti della rediviva Repubblica di San Marco nel 1848, nella cui bandiera il leone marciano era affiancato dal Tricolore) serve a contestualizzare la vicenda delle foibe e dell’esodo in un quadro storico più complesso, il quale consente di cogliere ancor meglio la portata della sciagura che colpì le comunità italiane dell’Adriatico orientale. Un’ampia panoramica storica serve anche a demolire le fastidiose iniziative di riduzionisti e giustificazionisti delle stragi nelle foibe e dell’esodo. Il mondo degli esuli e dei loro discendenti, già vittime di decenni di oblio riguardo quanto patirono, non ha fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo apprendendo che sfumava un convegno a Torino oltraggioso nei confronti della nostra vicenda storica ed umana, che subito veniva pugnalato dalla notizia che il Comune di Orvieto offre nuovamente patrocinio e supporto alla realizzazione di una manifestazione dai caratteri smaccatamente giustificazionisti. L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - conclude Codarin - auspica che la nuova maggioranza che uscirà dalle urne il 4 marzo sappia non solo risolvere le tante problematiche degli esuli ancora aperte, a partire da quella degli indennizzi per i beni abbandonati, ma anche sostenere con efficacia e convinzione l’opera di ricerca storica e di divulgazione riguardo una corretta ricostruzione della complessa vicenda del confine orientale»